Fauves - Henri Matisse

I Fauves

Siamo nel 1905, a Parigi, quando al Salon d’Automne alcuni quadri esposti destano forti critiche. Louis Vauxcelles, critico d’arte, disse addirittura: « Donatello parmi les fauves! » (Donatello in mezzo alle belve). E fu proprio questo a conferire a questo gruppo di pittori, attivi nel primo Novecento, l’appellativo di “Fauves” , bestie. Forte carica espressiva, foga irruente nell’uso dei colori sono appunto le tecniche base di questo gruppo, che non diede vita ad una vera e propria corrente artistica, ma piuttosto ad una tendenza pittorica che altri non era se non la conseguenza estrema ed esplosiva della polemica anti-impressionista. Il colore è dunque il protagonista, non in quanto riempimento di figure, ma in qualità di mezzo per esprimere il soggettivismo dell’autore. Essi si fanno dunque, per i temi trattati, i primi portavoce dell’Espressionismo, andando a formare il secondo dei due ceppi che si delineeranno in questi anni:

- Espressionismo tedesco: Rivela aggressività, animo inquieto e angoscia.
- Fauvismo francese: Rivela finezza, equilibrio, sana interiorità e chiarezza

Le differenze tra Espressionismo e Simbolismo
Oltre alla supremazia del colore sulle forme, la sostanziale differenza è l’irrazionalità che domina le opere espressioniste. Nei quadri simbolisti, infatti, i simboli erano un qualcosa di razionale, rappresentavano idee comuni e riconoscibili dall’esterno (per questo, nel Simbolismo, si parla di ideismo) attraverso le forme, comprensibili agli occhi dell’osservatore. Se pur si era associata la parola soggettivismo al Simbolismo, nell’Espressionismo questa ha una connotazione più estrema e radicale. Il pittore è libero di esprimere nelle sue opere il suo “io”, attraverso la forza del colore.

Henri Matisse

Matisse è uno dei più noti artisti del ventesimo secolo, esponente di maggior spicco della corrente artistica dei Fauves. Ebbe un maestro simbolista, Moreau, il quale vedeva nel suo alunno l’uomo ideale a modernizzare la pittura. Matisse, in quanto fauve, si liberò dalla razionalità del simbolismo, semplificando la pittura attraverso la forza espressiva del colore e rendendo la sintesi della forma più semplice. Matisse riesce a “liberarsi del tutto dall’impressionismo”.
“Egli non vuole imitare la natura, ma esprimere ciò che vede e sente per mezzo della sua stessa materia pittorica”
-Apollinaire-
Al Salon D’Automne egli mostrerà “Lusso, calma e voluttà” e “Ritratto con la riga verde”.

Il primo è un dipinto fortemente divisionista*. Questo rappresenta il trampolino di lancio di Henri Matisse. L’uso dei colori giustapposti è propedeutico a quello dei colori innaturali distesi in larghe zone. Ed è proprio questa tecnica pittorica che adotterà nel secondo dipinto esposto. L’irreale linea verde caratterizza appunto il “Ritratto con la linea verde”, che divide in due il volto, mettendo ambo le parti in un diverso risalto luminoso; I colori sono innaturalistici eppure funzionali, come dimostra il risalto luminoso del viso stesso, determinato dall'accostamento dei suoi colori chiari con quelli della veste, del fondo e, soprattutto della massa dei capelli che lo incorniciano e degli occhi profondi (sottolineati da alcune macchie verdi e brune e dalla netta arcata sopracciliare).
Quando la corrente fauve si disgrega egli continua ad esprimere gioia e bellezza, perseguendo la sua sintesi. In questo senso, è emblematico il dipinto “La danza”. I cinque personaggi di Matisse, sembrano danzare intorno all'asse del mondo – è una danza sacra, simbolica, universale, che esprime la prorompenza dinamica della vita. Essa si sviluppa intorno ad un cerchio ideale, che copre gran parte della superficie terrestre , quasi ad indicare che gli uomini, danzando sono più vicini alla dimensione del divino, sono giganti, spiritualmente più grandi. I colori sono ridotti all'essenziale: il verde della terra, la natura; il rosato della carne, la dimensione umana; il blu del cielo, la dimensione spirituale. La danza può non avere fine, ma la sua collocazione terrena tuttavia la rende umana. È una danza senza tempo e questa atemporalità -che sottolinea l'universalità-, è indicata dalla nudità dei partecipanti. Questa non può mostrare elementi che riconducano ad una precisa collocazione temporale, perché interferirebbe con il tempo di tutti gli uomini, riportandoci alla loro effimera esistenza. "Il quadro della sintesi, della massima complessità espressa con la massima semplicità". Occorre infatti comprendere come, in questo caso, dietro la definizione di semplicità appare la sintesi perfetta di una complessità di elementi di ricerca, che approdano al senso profondo della danza stessa, intesa come danza del tempo e dello spazio.
Il dipinto ha una valenza mitico- cosmica: il suolo è l’orizzonte terrestre, mentre ‘’il più blu dei blu ’’ scelto da Matisse rappresenta lo spazio interstellare. Questa opera ci permette di capire cosa significhi per Matisse “decorativismo”, da intendersi, dunque, non nel senso che si attribuisce normalmente alla parola, cioè riferendosi a qualcosa di elegantemente superfluo, ma nel senso di organizzazione razionale di ciò che si sovrappone alla superficie neutra del quadro, perché come lui stesso disse:
“La composizione è l'arte di sistemare in modo decorativo i vari elementi di cui la pittura dispone per esprimere i propri sentimenti”

*Divisionismo: termine usato come sinonimo di puntillismo, fa riferimento non all’aspetto formale del procedimento (punti di colore giustapposti) ma a quello sostanziale, ossia alla divisione dei colori.

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