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Guttuso, Renato - vita e opere scaricato 58 volte

Renato Guttuso e la Vucciria

Renato Guttuso, nato a Bagheria nel 1911 (ma registrato all'anagrafe nel 1912), può essere annoverato tra i pochi grandi artisti che hanno iniziato a dipingere fin dall’infanzia. Giovanissimo infatti frequenta la bottega di un decoratore di carretti.
A tredici anni firma i suoi primi lavori, copie generalmente su tavolette di legno, di pittori realisti locali o, meno spesso, francesi, ma anche opere originali; a diciassette anni partecipa alla prima collettiva. Da allora - e fino alla morte nel 1987- una produzione enorme, una serie infinita di mostre, una bibliografia che lo riguarda sterminata, l'amicizia con alcuni dei nomi più grandi della critica italiana e internazionale lo hanno reso uno dei nomi più importanti dell’arte del Novecento. Nonostante questo successo internazionale non abbandonò mai né il suo stile figurativo realistico e naturalistico, né la terra che meglio assecondava le sue caratteristiche, la Sicilia anche se nel 1933 si trasferisce a Roma e lì muore nel 1987.

la Vucciria
La sua opera più famosa è la Vucciria conservata all'interno della sede istituzionale dell’Università di Palermo, Palazzo Chiaramonte-Steri. Dipinto nel 1974, il quadro fotografa una scena realistica tratta dalla vita quotidiana di Palermo. Cominciamo con un’ analisi del nome: la parola “vucciria” deriva dal termine francese “boucherie” (macelleria). Successivamente venne italianizzato in bocceria e infine sicilianizzato e usato tutt’ora con il termine soprascritto con il significato di confusione; confusione nel senso fisico del termine, quindi quel miscuglio incomprensibile di voci, di persone, di oggetti, di espressioni e di azioni. Il nome in sé mette in evidenza la struttura stessa del mercato palermitano, il quale (come molte delle cose che ci sono a Palermo) ricorda moltissimo i suk cioè i mercati arabi. . Il mercato è qualcosa di più di un semplice luogo dove avviene lo scambio tra venditori e acquirenti, esso è ancora oggi luogo di confluenza e di attrazione tanto è vero che, data anche la vicinanza al porto, vi si insediarono numerosi mercanti e commercianti pisani, veneziani e genovesi sin dal XII secolo. Palermo ha ben quattro mercati, tutti importanti e storici, nati a ridosso delle mura dell'antica città araba. Oltre alla Vucciria, che ha ispirato Guttuso, vi sono quelli del Capo, del Borgo Vecchio, vicino al mare, ed infine quello assai antico di Ballarò, nel cuore della città, all’Albergheria. Nello stretto spazio di vicoli, piazzette, crocicchi e scalinate, si accavallano i numerosi banchi dei mercanti e le botteghe degli artigiani. La presenza di numerosi artigiani è ancora leggibile dai nomi di alcune strade (via Chiavettieri, via Materassai, via dei Tintori, etc.)

Parte fondamentale del mercato sono il vocio, il frastuono, gli odori, il brulichio della gente. Per rendere tutto ciò nella bidimensionalità della tela, Guttuso sceglie un formato di 3 metri per 3 metri e realizza un primo disegno di insieme e una serie di studi per trasformare in azione la sua fervida immaginazione. Basatosi su un gran numero di fotografie, fatte da lui stesso e dal suo amico Ninni Mitico, l’artista decide poi di discostarsi dall’immagine della foto per proporre una sintesi di elementi oggettivi, cose e persone, che creano una specie di natura morta in mezzo alla quale la gente cammina e si incontra. E vuole essere anche un segno di ringraziamento verso la sua città.
Le dodici figure, tra mercanti e compratori, che attraversano lo stretto "cunicolo" sembrano abituate a quello stretto contatto perché le strade in cui si snoda il mercato sono molto strette. L’unico pezzo di strada che si intravede nella tela è quello ai piedi della donna in primo piano.
I prodotti esposti sono circa ottanta dai gomitoli delle salsicce, alle frattaglie ai pomodori rossissimi, dalla sagra dei pesci fino al quarto di bue appeso al gancio. I banchi del pesce sono tipici di questo mercato e dal momento che vengono continuamente inumiditi si dice che il pavimento della Vucciria non si asciughi mai. Il vero protagonista della tela di Guttuso però è il quarto di bue in primo piano tra gli alimenti, quasi a dissuadere chiunque a disquisire sull'etimologia originaria che deriva dal francese e significa macelleria.
Nonostante la scena sembri vaga e disordinata, l’autore valorizza ogni singola merce grazie all’utilizzo ben equilibrato degli effetti cromatici (come ad esempio il colore roseo del pesce-spada). Guttuso in quest’opera mira al dinamismo piuttosto che alla staticità e lo si può notare dal fatto che l’opera è pressoché asimmetrica.

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