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Realismo nell'arte

Siamo a metà ‘800, nel periodo della rivoluzione industriale. In questo periodo si sviluppa il positivismo, che fa pensare all’uomo che con lo sviluppo della scienza si possa arrivare a qualsiasi cosa e ad un futuro migliore. August Comte è il massimo esponente di questo pensiero. La fede della scienza è illimitata e si pensa che faccia bene a tutti. Si constata però che tante persone in realtà non hanno migliorato la loro condizione di vita: chi ha perso il lavoro nelle campagne per lavorare in fabbrica, lavorano di più e la loro situazione peggiora ulteriormente; il progresso non è quindi uguale per tutti. Non è vero che l’applicazione del sistema scientifico porta al benessere di tutti. Nasce il socialismo e il pensiero marxista. Marx si rende conto che a guadagnarci è solo chi mette capitale e non chi lavora. Anche lui arriva solo all’idea che se non esistesse la proprietà privata ma tutto fosse di tutti si possa arrivare a ridistribuire il guadagno su tutti per far avere un buon tenore di vita a tutto il popolo. Marx applica un pensiero scientifico alla sociologia. Questo influenza anche l’arte. È un momento di grande fermento culturale, artistico, politico e filosofico. Su questo si snodano la fine del romanticismo, si innesta il realismo (con l’idea di voler documentare ciò che avviene nelle categorie più basse, quindi denunciare lo sfruttamento) e l’impressionismo (che esalta le novità e le scoperte dell’epoca, un movimento moderno e spensierato).

Il realismo usa un occhio scientifico per studiare la realtà intorno, che va denunciata ma anche analizzata. Esso nasce nel 1855 con la mostra del realismo, a spese di Comte. Tali artisti non erano accettati nel mondo accademico. I realisti dicono che è inutile copiare il passato e bisogna guardare ciò che si ha davanti. Anche se un’opera viene copiata perfettamente è inutile perché già è stata creata in precedenza. Courbet sostiene che l’arte è virtuale e non esiste senza l’artista. Tutto è proprio dell’artista. Anche quando guardo un’opera lo faccio a modo mio, interpretandola in un modo personale. Nella sua stanza aveva affisso un cartello con scritte 4 regole:

1. Non fare quello che faccio io
2. Non fare quello che fanno gli altri
3. Anche se faresti ciò che ha fatto Raffaello non hai fatto nulla di buono, è un suicidio
4. Fai quello che vedi, che senti, che puoi
Con queste affermazioni si va verso la modernità. Per Courbet nella donna non interessa la perfezione e l’astrazione ma la rappresenta com’è nella realtà, con i suoi difetti e le sue imperfezioni.
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