Postimpresionismo - Cezanne


Cezanne anticipa le ricerche del ‘900 in maniera scrupolosa, nonostante fosse inconsapevole delle novità che egli stesso stava apportando.
Il processo della sua arte era estremamente denso e lungo (150 pose per un ritratto), inoltre riprende spesso gli stessi soggetti con il fine di interiorizzarli, l’opera diventa sempre più oggettiva e meno legata all’esteriorità.
Cezanne nasce in una famiglia agiata in Provenza, frequenta studi liceali e l’Accademia di Belle Arti; dal 1856 inizia ad affrontare il disegno accademico attraverso il paesaggio.
Conosce Zola e raggiunge Parigi nel 1861, vi ritorna poi nel 1863 quando Manet dipinge la “Colazione sull’erba” e apre il “Salone dei rifiutati”. Apprezza l’arte di Manet e degli altri impressionisti, grazie alla conoscenza di Pizarro si avvicina a questo ambiente e con loro espone alla prima mostra degli impressionisti nello studio di Nadar, in seguito nel 1877 e nel 1878. Nel ’78 però si allontana da questa corrente artistica e inizia a farvi delle critiche, condivide con essi l’interesse per lo sguardo alla realtà, ma giudica una sensazione di vuoto nella rappresentazione e una vacuità delle forme; l’obbiettivo di Cezanne era quello di vedere il mondo in modo oggettivo, raggiungere obiettivamente l’essenza di ciò che rappresentava. Secondo Cezanne andava superata l’apparenza delle cose in favore al raggiungimento dell’essenzialità e dell’eternità. Il suo pensiero è visibilmente l’opposto di quello impressionista, il quale fondava la sua arte sull’istantaneità.
Inizialmente utilizza una tavolozza molto scura, per cui Pizarro gli suggerisce di schiarire i colori (Pizarro stesso utilizza colori molto chiari per non abbandonare lo studio compositivo) e di spogliarsi della sua interiorità per arrivare all’oggettività.
Nel 1863 alla mostra degli impressionisti, Cezanne espone “La casa dell’impiccato”; già in questo dipinto si possono rintracciare caratteristiche non impressioniste: si tratta di un paesaggio con due case che determinano uno studio spaziale in primo piano basato sulla rappresentazione dei volumi tramite colori verdi e bruni. L’opera è stata realizzata in un primo momento en plein air, in seguito l’artista ha rinforzato i colori in studio accrescendo i toni coloristici; la massa, i volumi e lo spazio sono definiti dagli stessi colori. L’opera però presenta delle stranezze spaziali: vi è un’incoerenza tra gli elementi del primo piano e il paesaggio, dovuta da una tonalità luminosa in primo piano la quale crea un’unità strutturale che determina omogeneità, vi è una distribuzione omogenea della luce e del colore. Questo crea plasticità, massa, volume, caratteristiche che portano Cezanne a staccarsi dall’impressionismo, poiché riteneva che le opere impressioniste vanificassero le forme a causa di colori troppo “sfumati”, seguendo quel percorso secondo lui si sarebbe persa la forma a favore di una giustapposizione di macchie senza volume.
Il fine di Cezanne era quello di guardare il mondo in maniera obbiettiva, voleva penetrare la vera essenza delle cose, per queste motivazioni si sofferma sullo studio dei volumi.

Donna con caffettiera, 1890

Donna con caffettiera è un’opera contemporanea al quadro “Giocatori di carte”, in entrambe i dipinti emerge la ricerca dell’essenza volumetrica per arrivare a ricavare l’essenza degli oggetti: Cezanne dipinge per archetipi, il volto della donna è un’ovale (riferimento a Piero della Francesca), è un volume puro, come le braccia che sono riconducibili a dei cilindri; essa viene spogliata dall’esteriorità per il raggiungimento della purezza, si perdono i particolari, il corpo e il vestito diventano dei solidi semplificati, anche la caffettiera è un cilindro (ispira il cubismo di Leger). Lo stesso contesto viene descritto in relazione al protagonista: sullo sfondo la porta intagliata riprende i blu usati per il vestito della donna e del suo viso; Cezanne attraverso il colore cerca un’unità compositiva, rintracciata negli stessi oggetti. La verità dell’oggetto rappresentato è la sua massa, la sua presenza, la sua essenza, che è verità immutabile.
Il paesaggio ritorna spesso nella sua produzione artistica, per esempio le varie tele rappresentanti “Le montagne di Sainte Victoire”, la vista che godeva dal suo studio. In questi dipinti la pennellata è definita, costruttiva, costruisce attraverso il colore, al contrario degli impressionisti che tendevano alla smaterializzazione della forma attraverso la pura luce. Utilizza gli stessi colori, non con un intento simile allo sfumato leonardesco, ma i verdi e i blu che utilizza sia per la terra che per il cielo creano un’unità spaziale che non nega il volume per ridare verità, eternità al paesaggio. Anche le nature morte sono un elemento ricorrente nella produzione artistica di Cezanne, la frutta diventano delle sfere, i volumi sono eterni e pieni, compresi in una linea di contorno insistita e spessa la quale diventa anch’essa un elemento di descrizione volumetrica che permette l’incontro tra la massa oggetto e la massa aria, costruisce ulteriormente il volume.

Le grandi bagnanti, 1906

Le grandi bagnanti è una delle ultime opere di Cezanne, compiuta nello stesso anno della sua morte, solo dal 1907 in poi la sua produzione artistica inizia ad essere significativa.
L’opera è il culmine di un percorso realizzato con le bagnanti degli anni precedenti; si tratta di un’opera monumentale.
La forma strutturale risale a un triangolo formato dagli alberi obliqui con alla base le bagnanti: corpi deformati, non naturalistici, dai volumi semplificati. Il gruppo di persone si apre come un sipario lasciando il centro effettivo del dipinto vuoto, a favore di una profondità che lascia spazio a una spiaggia con un paese sullo sfondo. Non vi è una digradazione, ma il quadro si caratterizza da una sovrapposizione di fasce orizzontali con gli stessi toni di colore in primo piano.
Quest’opera è contemporanea a Matisse e affronta gli stessi temi: il nudo nella natura, l’acqua e il ritorno all’età dell’oro; Cezanne è aggiornato. Il ritorno all’età dell’oro fa riferimento al classicismo, ma prima ancora all’età sotto Ottaviano Augusto quando si onorava la nascita della prima Roma repubblicana dove l’uomo e la natura vivevano in armonia, la natura produceva spontaneamente frutti da dare all’uomo. Il ritorno dell’età dell’uomo è legato al mito dell’età dell’oro che augusto sosteneva rivivesse nell’età imperiale, lo stesso concetto venne ripreso nell’Ara Pacis; la natura e l’uomo in armonia significava un ritorno al primitivismo.
Cezanne riprende quindi un’armonia ormai perduta, l’uomo sta cercando un senso e questa ricerca sarà da sottofondo per tutta l’arte contemporanea; Cezanne non compie una ricerca stilistica, stilisticamente è ingenuo, seppur intelligente, ma la sua è una ricerca della vita, deve scavare profondamente il mondo, l’arte è la ricerca di un senso.
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