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I giocatori di carte

All’ultimo periodo chiamato “sintetico” appartengono alcuni capolavori come i giocatori di carte. Come gli impressionismo predilige la pittura an plain air ma al contrario non vuole limitarsi all’immediatezza, alla pura impressione visiva come il riflesso dell’acqua che si dilegua in un attimo. Sente la fragilità di questi dipinti che si fondono su sensazioni ottiche. Di Monet dice “non è che un occhio”, indicando che la visione era troppo superficiale ma doveva essere più approfondita non limitandosi solo all’occhio ma anche alla ragione. Nella reiterazione di questo soggetto non dobbiamo individuare un particolare interesse dell’artista per la vita delle osterie. In Cezanne, come in tutti gli altri impressionisti, il tema non è che uno dei tanti che la realtà offre al nostro occhio e alla nostra coscienza. Nell’opera i due giocatori seduti ai lati di un tavolino, sono coordinati l’uno all’altro mediante la convergenza delle loro mani verso il centro, indicato dalla bottiglia di vino. Quello di sinistra appoggiato allo schienale della segua è più geometrizzato: busto, braccia, cappello sono volumi; più mosso è invece l’altro, nell’atteggiamento, camicia, vestito, perché viene colto nella tensione della scelta della carta da gettare. Tutto è calcolato, tutto è equilibrato, cos’ da raggiungere la calma sovrana propria di chi è riuscito a dominare l’accavallarsi delle sensazioni. Nell’uomo di sinistra è riconoscibile il giardiniere di Cezanne, al quale il pittore ha dedicato ritratti di profilo e di fronte.

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