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Pellizza da Volpedo, Giuseppe - Il Quarto Stato scaricato 0 volte

Autore: Il Quarto Stato è un dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo, pittore divisionista. Figlio di una famiglia di contadini agiati, è grazie ai fratelli Grubicy che si iscrive alla Accademia delle Belle Arti a Brera. Espone per la prima volta a Brera nel 1885 e, terminati alcuni studi a Milano, si trasferisce a Roma per studiare. Dopodiché, prima del tempo e deluso da Roma, si trasferisce a Firenze, dove continua gli studi alunno di Giovanni Fattori, macchiaiolo.
Studia anche a Genova e a Bergamo. Successivamente ritorna a Volpedo, paese di nascita dove si sposerà. Continua a dipingere e ad esporre dipinti in giro per l’Italia, confrontandosi nel frattempo anche con pittori contemporanei come Gaetano Previati.
Dopo aver ricominciato a studiare a Firenze e aver visitato Roma e Napoli, nel 1900 espone a Parigi il suo dipinto “Lo specchio della vita” . Nel 1901, finalmente, può esporre il suo capolavoro “Il Quarto Stato”, frutto di un decennio di lavoro. Sfortunatamente, però, questo viene criticato anche dai suoi amici. Interrompe ogni rapporto con essi e nel 1906 vede un suo dipinto alla Galleria di Arte Moderna di Roma. L’improvvisa morte della moglie lo porta alla depressione e al successivo suicidio per impiccagione nel 1907, nel suo stesso studio.

Titolo: Il Quarto Stato è il primo dipinto italiano del Novecento e il primo nella storia dell’arte italiana a rappresentare l’ascesa del movimento operaio. Il quadro rappresenta la classe sociale dei contadini, il quarto stato appunto. Precedentemente, però, viene chiamato Il cammino dei lavoratori, nome cambiato poi dal Pellizza.
Data: Il quadro è stato dipinto in un decennio, più precisamente dal 1891 al 1901.
Collocoazione: Il dipinto è conservato nel Museo del Novecento di Milano.
Tecnica e materiali: E’ a olio su tela, Pellizza usa la tecnica del divisionismo. I volti che compaiono sul dipinto, erano realmente abitanti di Volpedo studiati dal pittore. La gestualità composta dalla folla che camminano in modo pacifico discutendo, gli atteggiamenti naturali delle figure, la solidità e l’equilibrio della composizione rilevano riprese degli affreschi di Raffaello.
Soggetto: L’opera raffigura uno sciopero ed è profana.
Genere: Il quadro appartiene al genere divisionista, di cui Giuseppe Pellizza da Volpedo è un esponente.
Elementi figurativi: Anziché descrivere una scena di scontri violenti, cosa che già altri artisti avevano rappresentato, il pittore decide di mostrare la lenta sfilata dei lavoratori, che avanzano verso lo spettatore. I loro volti esprimono fiducia, vogliono cercare un modo per avere condizioni di vita migliori. La folla di lavoratori volge le spalle al crepuscolo cupo e si dirige verso la piena luce. L’uomo al centro, al vertice della piramide che sembra idealmente protendersi verso l’osservatore, guida la marcia affiancato da uno più anziano e da una donna con un bambino, simbolo di rinascita. Si differenzia da altri dipinti che riportavano le figure religiose perché nel dipinto vi sono solo uomini che devono far affidamento solo su sé stessi.
Colori: Nel dipinto prevalgono gradazioni di colori scuri e caldi come il marrone e l’ocra. Il crepuscolo dietro i personaggi contribuisce a scurire i colori.
Luce, ombre, volume: Le luci vengono usate per simboleggiare un “luogo” con condizioni di vita migliori, per questo i lavoratori ci vanno incontro; a contrasto, invece, vi è il crepuscolo di sfondo.
Spazio: Lo spazio non è ben definito a causa della folla che impedisce di vedere la linea di orizzonte. l’artista decide di utilizzare tonalità che spaziano dal blu fino al verde per lo sfondo; inoltre, elimina quasi tutta la presenza di ombre in primo piano, in modo tale, da conferire maggiore attenzione alla folla piuttosto che all’ambiente.
Composizione: Il dipinto è a “piramide”, di cui l’uomo con la mano nel cinturino rappresenta il vertice.

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