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Il Carnevale di Arlecchino interpretato da Freud e Jung

Mirò è l’unico artista surrealista non figurativo che talvolta sembra anticipare l’astrattismo, ne è l’esempio quest’opera, in cui utilizza la tecnica dell’automatismo psichico, cioè il trasferimento sulla tela, senza mediazione razionale, delle immagini che sgorgano liberamente dall’inconscio. Il risultato è una rappresentazione in cui le associazioni mentali dell’artista confluiscono come se fossero fissate un attimo prima di essere interpretate o organizzate in una ‘’narrazione’’ logica. A differenza dei quadri di Ernst, in cui le scene possono essere colte come l’esito di un ‘’lavoro ornico’’, cioè quali manifestazioni delle pulsioni inconsce camuffate e trasfigurate al fine di aggirare le difese della coscienza, nelle opere di Mirò l’inconscio è accolto nel momento stesso del suo affiorare, ancora prima che possa articolarsi in simboli e immagini definite. Proprio perché antecedente allo scontro con la realtà e la censura , la sua rappresentazione è gioiosa, carica di energia libera e pura. Nel dipinto le figure sembrano fluttuare nello spazio, prive di una collocazione oltre che di una forma definita, e si diramano in linee morbide come raggi o ciglia incurvate , dando vita a una festa surreale , animata da esseri microscopici, strani e infantili. Quando anni dopo l’artista si trova a riesaminare questo lavoro, offre lui stesso alcune chiavi di lettura , che in nessun modo devono però risultare vincolanti: la scala (un elemento che compare in altri lavori) viene quindi ricondotta alla fuga dal mondo verso la surrealtà , la sfera al globo terrestre, il triangolo che si intravede al di là della finestra della Tour Eiffel. Non è certo il significato dei segni che ha qui importanza, bensì l’energia che sprigiona dal loro insieme, dal loro brulichio sulla superfice colorata che comunica sensazioni gioiose. Il comportamento di Joan Mirò è molto simile al metodo delle associazioni libere usate da Freud. L’artista mette su tela tutto ciò che desidera dipingere in quel momento, come il paziente che è disteso sul lettino e deve parlare di qualsiasi cosa gli venga in mente mentre lo psicoterapeuta presterà attenzione a ciò che egli non dice ovvero i lapsus, gli atti mancati, gli errori. Queste sono le vie per raggiungere l’inconscio, si tratta di fenomeni che le persone reputano insignificanti ma che sembrano in qualche modo dettate dalla coscienza e sono segnali importanti di un conflitto interiore dovuto alla rimozione di eventi spiacevoli e inaccettabili. L’inconscio per Freud è una zona della psiche in cui hanno sede tutti gli impulsi giudicati socialmente inaccettabili , anche Jung introduce il concetto dell’inconscio, egli ritiene che oltre ad un inconscio personale esista un inconscio collettivo che rappresenta un contenitore psichico universale, vale a dire quella parte dell'inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. Esso contiene gli archetipi, cioè le forme o i simboli che si manifestano in tutti i popoli di tutte le culture.

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