L’impressionismo

L'Impressionismo è una tendenza artistica nata in Francia, nella seconda metà dell'Ottocento. Gli impressionisti dipingevano "en plein air". I pittori cercano di fissare sulla tela l’attimo fuggente e volevano riprodurre sulla tela le sensazioni e le percezioni visive che il paesaggio comunicava loro nelle varie ore del giorno e in particolari condizioni di luce. Lo sfondo non è qualcosa di aggiunto, ma avvolge le figure. Gli artisti si ritrovavano al Cafè Guerbois. La prima manifestazione ufficiale della nuova pittura si tenne nel 1874, presso lo studio di Nadar. Il nero viene quasi escluso. I colori non vengono mescolati, ma semplicemente accostati.

Edouard Manet

Colazione sull’erba (1862-1863)

Il quadro raffigura una colazione in un bosco, nei pressi della Senna. In primo piano vi è una donna nuda che guarda verso lo spettatore, adagiata su un panno azzurro, probabilmente una parte delle vesti di cui si è liberata. Il dipinto fu esposto al Salone dei Rifiutati nel 1863, dopo essere stato rifiutato al Salon ufficiale, provocando uno scandalo. Numerosi critici considerarono l'opera volgare, trattandosi di nudi femminili in libertà con giovanotti borghesi. I motivi dello scandalo erano principalmente due: il primo perché ritraeva personaggi contemporanei come Victorine Meurent (prostituta e modella preferita dell’artista) e due giovani che erano il fratello dell’artista e il futuro cognato; il secondo perché Manet non era stato capace di utilizzare il chiaroscuro e la prospettiva. Egli utilizzò colori caldi giustapposti a quelli freddi. Il colore fu steso tramite pennellate rapide e veloci.

Olympia (1863)

Olympia raffigura una prostituta coricata in una posa classica su un letto sfatto, con ai piedi un gatto nero, mentre una serva di colore le porge un mazzo di fiori, donatole forse da un corteggiatore. La posa volutamente sprezzante, con la mano sinistra premuta sul ventre, ricorda alcune immagini pornografiche del tempo. La protagonista, interpretata dalla modella Victorine Meurent, oltre che magra e quindi contro la moda del tempo che preferiva una donna "in carne", sembra fissare l'osservatore con il suo sguardo di sfida. Una volta esposta al Salon di Parigi nel 1865, l'opera fu soggetta a un duplice scandalo. In primo luogo si criticò la scelta del soggetto poiché si ritrovava direttamente sul luogo di lavoro, aspetto sottolineato dal fiore fra i capelli e dal nastrino di raso nero al collo. In secondo luogo si attaccò la tecnica di Manet, accusandolo di non saper modellare i corpi con il chiaroscuro e di usare i colori in modo primitivo.

Il bar delle Folies-Bergeres (1881-1882)

È stato esposto al Salon un anno prima della sua morte. Rappresenta il testamento spirituale dell'artista: dall'amore realistico per il quotidiano, al gusto per la natura morta; dall'uso di colori piatti e senza chiaroscuro alla suggestione delle luci riflesse nello specchio dietro al bancone. È proprio grazie allo specchio che riusciamo a vedere l'ambiente in cui è immersa la cameriera. I tocchi di colore, che visti da vicino, sembrano frantumati e senza senso, riescono a dare, osservati dalla giusta distanza, non solo un'esatta descrizione della sala, ma anche l'impressione della folla e del chiasso che dame e gentiluomini producono. La luce penetra attraverso i grandi lampadari che si riflettono nello specchio.

Claude Monet

Impressione, sole nascente (1872)


È un dipinto a olio su tela, dal cui titolo deriva il nome Impressionismo. Inizialmente non aveva un titolo e quando, in occasione di un’esposizione nello studio di Nadar, gli chiesero cosa scrivere nel catalogo Monet rispose: “Scrivete Impressione”. Il dipinto, realizzato en plein air, ossia all'aria aperta o a contatto con la natura, rappresenta il porto di Le Havre all'alba, come suggerito dal titolo stesso. Sullo sfondo appaiono delle navi mentre in primo piano c'è una barca di pescatori che sta tornando dalla pesca notturna. Nell'acqua si vede il riflesso del Sole. Non vi è alcuna traccia di disegni preparatori e dunque il colore è dato direttamente sulla tela, con pennellate brevi e veloci.

La Cattedrale di Rouen in pieno sole (1894)

È conservato nel Musée d'Orsay di Parigi. Il ciclo delle Cattedrali comprende 31 dipinti, eseguiti tra il 1892 ed il 1894. Monet dipinse la facciata della cattedrale di Rouen nei diversi orari della giornata e dell’anno, sottolineando le differenze cromatiche tra le singole condizioni atmosferiche. Il soggetto, quindi la cattedrale, divenne tanto importante quanto la luce stessa. La luce è qualcosa d’impossibile da catturare, poiché essa è in costante mutamento dalla natura. Ma l’abilità impressionistica di Monet, e la memoria stessa, lo assiste nella sua pittura e nel suo rappresentare la luce.

Lo stagno delle ninfee (1899)


L’artista rappresenta il ponte giapponese che si era fatto costruire all’interno del giardino di Giverny. La luce verdastra genera una sensazione di calma, alla quale si somma quella originata dall’acqua dello stagno, punteggiata qua e là dall’affiorare delle ninfee. Intorno si trovano salici, canne, nasturzi e gladioli. L’atmosfera è quasi fiabesca. L’acqua fu il tema che impegnò maggiormente il pittore fino alla fine della sua vita: egli andava nel suo giardino tutti i giorni e studiava e dipingeva lo stesso angolo variando di poco il punto di vista (che negli anni era sempre più ravvicinato) o le ore della luce.

Degas

La lezione di ballo (1873-1875)

In esso l’artista rappresenta il momento in cui una ballerina sta provando dei passi sotto l’occhio vigile del maestro mentre le altre ragazze osservano. Il taglio è di tipo fotografico e alcune figure risultano uscire dall’inquadratura, i gesti delle ballerine sono indagati con attenzione quasi ossessiva. Cogliere questi aspetti marginali è una scelta precisa dell’artista che in ogni sua opera si pone nei confronti dei personaggi “come se si guardassero dal buco della serratura”. La luce è morbida e ingentilisce le movenze delle ballerine; sia il disegno prospettico del pavimento sia il tono complessivamente neutro del parquet e delle pareti contribuiscono a dare all’insieme un senso di quieto realismo. Dal punto di vista delle tecniche egli non rifiuta né il disegno, né l’uso del bianco e del nero.

L’assenzio (1875-1876)

La composizione è volutamente squilibrata verso destra, come se il punto di vista fosse quello di una persona che si sta alzando dal tavolino sulla sinistra. L’immagine è invece costruita in modo rigoroso e quasi scientifico, si noti la prospettiva obliqua secondo cui sono disposti i tavolini. I due personaggi recitano il ruolo di due poveracci: una prostituta di periferia e un clochard dall’aria burbera e trasandata. Dinanzi alla donna vi è il bicchiere di assenzio e davanti al barbone un calice di vino, i colori dei liquori riprendono quelli degli abiti dei due soggetti. Entrambi hanno lo sguardo perso nel vuoto. Alle spalle dei due personaggi, uno specchio sbiadito ne riflette le sagome dando al contempo profondità, ed è proprio da esso che deriva la luce, lieve e soffusa, che illumina la scena.

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