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Goya, Francisco - Vita e opere scaricato 62 volte

Francisco Goya

Nato nel 1746 a Fuendetodos (Saragozza), il pittore e disegnatore spagnolo Francisco José Goya è uno degli artisti dalla personalità più contraddittoria e affascinante del 1800.
Da una parte, fece carriera come pittore di corte della casa spagnola, come ritrattista della nobiltà e dell’alta borghesia, dall’altra si distinse, con le sue opere grafiche, per le sue pungenti denunce nei confronti delle ingiustizie sociali e degli errori umani.

Contesto Storico

Goya visse in un’epoca profondamente segnata dalle idee dell’illuminismo e dalle conseguenze della Rivoluzione Francese e delle guerre Napoleoniche: i valori tradizionali erano messi in discussione; la Spagna sconfitta dall’Inghilterra aveva perso la sua supremazia sul mare; la popolazione si impoveriva sempre di più; e le atrocità della guerra raggiunsero proporzioni inaudite.
Goya fu affetto da una forte lacerazione interiore.

Vita

Figlio di un artigiano e di una piccola proprietaria terriera di nobile famiglia, Goya frequentò la scuola dei Padri Scolopi di Saragozza.
Intraprese un viaggio in Italia, allo scopo di approfondire l’arte classica. Nel 1773 torna a Madrid dove venne nominato vicedirettore di pittura alla prestigiosa Accademia di San Fernando. Divenne poi primo pittore da camera del re.
Nonostante la diretta dipendenza dal re, riuscì sempre grazie alla sua fama, a mantenere una forte autonomia di azione e di giudizio, tanto da passare indenne sia durante Napoleone sia durante la restaurazione di Ferdinando VII.

Ritratto della duchessa d’Alba

Il grande dipinto a olio ritrae a dimensioni quasi reali la Duchessa Maria Teresa Cayetana de Silva, a quel tempo celebre per essere una delle più affascinanti, nobili e ricche dame di Spagna.
Goya ne fu segretamente innamorato, la rappresentava in abiti vedovili, viene perciò ricordata anche come La duchessa in nero.
La nobildonna, severa è rappresentata al centro della tavola, con il piede e la gamba sinistra in avanti per slanciare la figura. Nello sfondo appare un corso d’acqua, che la luce del tramonto inonda di riflessi dorati. Nella mano destra è ben visibile il grosso anello, che riporta la dicitura “Alba”, che indica con gesto imperioso la riva sabbiosa, dove è stato tracciato il nome “Goya”.
La tecnica pittorica sembra anticipare le future tecniche romantiche, le pennellate sono ampie e veloci e si allontanano dal disegno preparatorio neoclassico.

Maja vestida e Maja desnuda

La Maja vestida e desnuda rappresentano la solita ragazza ritratta in posa identica, rispettivamente vestita e nuda.
Il committente è ignoto, ma si sa che i quadri giunsero al primo ministro, gran donnaiolo, il quale pare tenesse i quadri uno sovrapposto all’altro, in modo che per mezzo di un particolare meccanismo di trazione la Maja svestita sottostante potesse comparire ogni qual volta lo si desiderava.
La particolarità della Maja desnuda risiede nella rappresentazione priva di alcuna trasformazione allegorica, mitologia o religiosa del corpo nudo, andando controcorrente alle convenzioni contemporanee.
Nel quadro di Goya nulla distrae dalla sensualità e dall’erotismo della figura, nessun ornamento, nessun accessorio nella stanza, nessuna stoffa particolare.
Tranquilla, sicura di sé e invitante, la ragazza guarda l’osservatore, dando adito a ogni tipo di fantasia.
Ma il dipinto si distingue anche per un altro motivo: il costume che la ragazza indossa nella versione vestita, caratterizza la donna come Maja, ossia come fiera appartenente a un determinato ceto sociale legato al Majoismo (patriottismo castigliano), che designa un fiero stile di vita.
Secondo alcuni, la protagonista dei quadri è la duchessa d’Alba; secondo altri le due donne (Maja desnuda e Maja vestida) sono due donne differenti per quanto possano sembrare simili.
Nella Maja Vestida le maniche riccamente lavorate del corpetto giallo-oro sono realizzate con pennellate giustapposte di giallo, di ocra e di bruno, seconda una sensibilità molta attenta al colore e a ciò che suscita.

Le fucilazioni del 3 Maggio 1808

Le fucilazioni del 3 Maggio 1808, è uno dei più celebri dipinti di Goya.
L’episodio storico è da ricondurre alla sollevazione del popolo madrileno contro l’invasione delle truppe napoleoniche.

Molti vedono in questo quadro una delle prime rappresentazioni della mostruosa brutalità delle armi moderne.
Il dipinto comunica l’impressione di angosciosa impotenza di fronte alla violenza sfrenata e devastante.
Per ottenere un effetto drammatico, furono fatti diversi espedienti formali: l’illuminazione concentrata sulla vittima centrale, semplicemente schizzato, non definito, la rappresentazione indefinita dello spazio e una raffigurazione dei corpi non rispettosa delle proporzioni anatomiche.
In opposizione a qualsiasi accademismo, non pose al centro dell’opera la figura idealizzata di un eroe, e neppure un martire che si sacrifica nel nome di un ideale in attesa della redenzione, bensì un uomo inerme, esposto senza possibilità di scampo alla violenza.
La scena non intende rappresentare una morale ma solo mostrare una realtà, in cui i principi etici e la giustizia hanno perso valore.
La rivolta antinapoleonica fu vissuta dall’artista in prima persona quando assistette alla eroica resistenza contro l’invasione delle truppe Francesi.
Per la prima volta furono riprodotti avvenimenti contemporanei colti nel loro vivo svolgersi.
A destra vi è la fila dei soldati pronti ad uccidere, le grandi divise eliminano in essi ogni parvenza di umanità.
Non è possibile percepire l’espressione dei loro volti, e i lineamenti si confondono con la notte. A sinistra vi sono i patrioti, scompostamente ammassati gli uni agli altri, come animali impauriti, rappresentano la tragica pietà.
L’uomo con la camicia bianca leva le braccia al cielo in un gesto per affermare la giusta causa, la disperazione e la rabbia. In basso si trovano ammassati i cadaveri di coloro che sono già stati fucilati.
In tutti vi è la disperazione della morte. Sullo sfondo c’è il profilo di Madrid, al buio, durante la notte della vendetta.
La cupezza dei toni, rispecchia sia l’ambientazione notturna, sia l’angoscia dei personaggi. Il dipinto sembra staccarsi dal Neoclassicismo per aprire le porte al Romanticismo.

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