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Antoni Gaudì - Sagrada Familia

Simbolo di Barcellona e viva testimonianza dello spirito religioso catalano, svetta sull'orizzonte della città il cantiere a cielo aperto della Sagrada Familia, l'opera che impegno Gaudì per oltre quaranta anni fino alla morte e che ancora oggi rimane in gran parte incompiuta. Il tempio è situato nel quartiere dell'Ensanche. Gaudì assunse la direzione dei lavori della chiesa nel 1883, succedendo all'architetto Francesco de Paula del Villar che aveva iniziato a costruirla l'anno prima. Pur avendo eseguito in modo ossessivo e per tutta la vita numerosi schizzi e modelli in gesso, Gaudì non lasciò un progetto definitivo dell'edificio, tanto che ancora oggi sono aperte le polemiche sull'eventualità di continuare o interrompere definitivamente il completamento del monumento. Gaudì riuscì a realizzare solo l'abside, la cripta, cui si accede da due scale ai lati dell'abside, e una torre della facciata dedicata alla Natività. Le facciate sarebbero dovute essere tre, dotate di tre portali ispirati alle Virtù teologali e dominate da quattro torri laterali collegate da passaggi aerei. Quella principale, rivolta a sud, doveva essere dedicata alla Predicazione di Cristo, quelle alle due estremità del transetto alla Natività, a est, e alla Passione, a ovest.

Ispirandosi alle grandi cattedrali del Medioevo, l'architetto impostò la chiesa secondo un corretto piano liturgico, creando una sintesi dei principi della dottrina cristiana, mentre dal punto di vista strutturale impresse una svolta al linguaggio gotico perfezionandolo, come lui stesso asserviva, attraverso innovazioni fantastiche. Innanzitutto sostituì gli archi a sesto acuto con archi parabolici; inoltre evitò l'utilizzo di archi rampanti e contrafforti esterni, pur senza rinunciare alle vetrate nei muri perimetrali. Egli riuscì, infatti, a ottenere le migliori condizioni di stabilità mediante la scomposizione delle grandi volte in piccole parti e distribuendo il peso su numerosissime colonne interne, a loro volta moltiplicate in successive ramificazioni, come fossero alberi. La pianta è a croce latina con cinque navate longitudinali e tre nel transetto; nel punto di intersezione delle due crociere si innesta il tamburo con il torrione del Redentore, il presbiterio è circondato da un deambulatorio in cui si aprono sette cappelle radiali. Percorrendo le navate, si ha la sensazione di trovarsi veramente in un bosco sacro: la luce, infatti, è diffusa e filtra ora dalle navate laterali, ora dalle chiavi trasparenti delle volte, costituite da sfere in alabastro a forma di stella.

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