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Espressionismo

La parola espressionismo è un termine con cui si indica in senso lato tutta l’arte in cui l’esperienza emozionale e spirituale della realtà sono le sorgenti, le spinte profonde che inducono alla produzione artistica.
In senso storico il termine indica varie correnti culturali che si sono manifestate in Europa nei primi anni del secolo (‘900), come risposta all’incrinarsi degli ideali umanitari ed al conseguente insorgere di un senso, di una percezione, di “disagio della civiltà” ( abbinato anche ad un certo disagio esistenziale già presente in periodo romantico).
L’espressionismo interessò la letteratura, la musica, il teatro, il cinema, le arti figurative e persino la scenografia.
Per praticità dividiamo il movimento espressionista in due momenti:
Dalla fine dell‘800 ai primi anni venti del ‘900 - inizio del movimento espressionista.

Dal 1925 alla fine della seconda guerra mondiale - manifestazione più matura, consapevole di questo movimento, collegata all’impegno civile.
I principali esponenti del primo periodo, in ambito figurativo, sono i cosiddetti pittori dell’angoscia: Edgard Munch, J. Ensor, Vincent van Gogh, Paul Gaugin. Questi pittori furono i primi a manifestare nelle loro opere quel sentimento di disagio esistenziale e sociale che caratterizzava parte della loro esistenza. Essi non descrivono ambienti, avvenimenti, fatti, personaggi, simboli o miti, essi nella loro pittura parlano di sé, della loro esperienza di vita personale, del loro modo di “sentire”, “vedere”, “percepire”, un paesaggio, un’emozione, un sogno…..
Sono pittori rivoluzionari perché direttamente o indirettamente inquietanti. Lo spettatore che osserva i loro quadri viene attratto dalle linee e dai colori, ma poi viene risucchiato dal vortice emotivo. Davanti ad un quadro di Van Gogh o di Munch, non si resta indifferenti, anche il più profano degli osservatori prende posizione, pensa “mi piace” oppure “non mi piace”, ma viene costretto dall’immagine a prendere una posizione. Non per nulla ancora oggi, i quadri di Van Gogh o di Gaugin, sono riprodotti sulle scatole dei cioccolatini o sulle lenzuola, perché sono accattivanti, colpiscono l’attenzione, non passano inosservati.
Ciascuno di questi pittori ha sviluppato un linguaggio formale personale, infatti i loro quadri sono facilmente riconoscibili, proprio perché antiaccademici e propositivi sul piano stilistico.
I mezzi tecnici con cui questi artisti “esprimono” la loro emotività sono l’incisività del segno e la forte accentuazione cromatica. Nelle loro opere i colori, pur studiatissimi, sono contrastanti, forti, cupi, si espandono, senza proporzioni o equilibri, tutto è pensato in funzione dell’emozione che si vuole trasmettere. Allo stesso modo, le linee sono la firma, il carattere che distingue un artista dall’altro, perciò, ciascuno cerca il su segno grafico, il suo modo di rappresentare la realtà; fino al punto di rappresentare ciascuno “la propria” realtà visiva ed emotiva.
Non ci sono perciò soggetti comuni: per Vincent Van Gogh sono importanti i suoi campi di grano, di papaveri, i contrasti cromatici dei fiori o della natura in generale, i ricordi della sua infanzia (vedi “I mangiatori di patate”) del suo mondo povero e contadino, oppure i ritratti degli amici e di sé stesso, perché questi sono i temi che generano in lui le emozioni profonde. Per Gaugin sono importanti le forme dei corpi delle donne polinesiane, il mondo semplice, naturale dei villaggi polinesiani in cui egli scelse di vivere, tutto il resto è disturbo, fastidio…Per Munch il discorso è differente, egli esprime le sue paure, la sua impotenza, la solitudine che diventa angoscia, il disagio di fronte ad una società conformata e, probabilmente snaturata della sua essenza umana, egli esprime anche la sua stessa incapacità di comunicare.

L’ambiente più favorevole al germinare ed allo svilupparsi dell’espressionimo fu certamente quello della tradizione tedesca che aveva prodotto il romanticismo dello Strum und Drang e che più recentemente con lo Jugendstil proponeva un più diretto rapporto con i problemi della realtà contemporanea.
Difficile è classificare tutti gli autori che ebbero influenze espressioniste. Sicuramente si può affermare che l’intento di recuperare una semplicità primitiva, trova come soggetto la “condizione naturale dell’uomo”, ma poi l’analisi spazia in ogni tema della realtà urbana e politica. A Berlino i pittori che giunsero ad una formalizzazione ufficiale dell’espressionismo furono quelli che gravitarono intorno al gruppo Die Brücke (Il Ponte). Essi elaborarono diverse sollecitazioni stilistiche passando dalle esperienze neoimpressioniste, alle suggestioni dello stile romanico e gotico, fino allo studio dell’artigianato africano o del folclore etnico. Il programma estetico formale prevedeva spontaneità, immediatezza espressiva (niente studi elaborati delle composizioni) ed una quasi totale” trasposizione” della forma nel colore.

A Monaco si forma il movimento del Blaue Reiter (Il Cavaliere azzurro 1912), termine tratto dal libro scritto da Vassyli Kandiskij, dove l’astrattismo lirico ed espressivo veniva promulgato. A questo movimento aderirono artisti come Marc e tutti i pittori del Die Brücke. Inoltre, diedero un grande contributo all’espressionismo due grandi artisti austriaci Kokoschka e Schiele che si caratterizzarono per i loro disegni dalle linee inconfondibili (vedere immagini sul libro di testo).
Mentre, G. Grosz, O. Dix e M. Beckmann esasperarono gli aspetti drammatici del movimento, proprio negli anni che precedettero l’avvento del nazismo, con opere di satira e di denuncia sociale.

Il nazismo definì l’espressionismo “arte degenerata” e le opere di questo movimento vennero messe al bando e distrutte. Molti artisti emigrarono negli Stati Uniti (Grosz e Beckmann) e con i loro temi di protesta diedero un significativo contributo alla cultura americana.

Si ricorda che negli Stati Uniti emigrarono anche alcuni architetti ed artisti che avevano contribuito a formare l’esperienza del Bauhaus ed alcuni degli psicologi che avevano fondato la scuola di Francoforte e la teoria della Gestalt Psicology. Questo ci fa comprendere come tutti i grandi movimenti culturali dei primi anni venti in Europa ebbero una seria battuta d’arresto dovuta all’avvento del nazionalsocialismo, che soffocò qualsiasi forma di ricerca e di dibattito culturale.

L’Italia è interessata solo marginalmente a questo processo culturale perché nei primi decenni del ‘900 si diffonde un movimento, unicamente italiano che è il futurismo, i cui intenti sono molto distanti da quelli espressionisti.

Negli anni tra il 1925 e la fine della seconda guerra mondiale, la resistenza al fascimo e al nazismo in Europa e la risposta al dramma bellico trovarono nella poetica dell’espressionismo la forma figurativa più congeniale, come si deduce dalle opere dei maggiori artisti contemporanei:
Ricasso, M. Ernst.

In Italia, in questo secondo periodo si ispirano all’espressionismo due movimenti artistici di opposizione: la Scuola romana formatasi intorno al 1927 da Scipione, Mafai, Mazzacurati, Antonietta Raphael, Melli, Capogrossi, Renato Guttuso, Afro, Mirko, Fazzini) ed il Gruppo di Corrente, formatosi nel 1938 a Milano con Birolli, Aligi Sassu, G:Migneco, B. Tassinari.

Considerazioni critiche
L’importanza del movimento espressionista, come dell’Art Nouveau e degli altri movimenti del novecento è dovuta al fatto che le riflessioni formali ed estetiche degli artisti che applicarono queste forme di arte, aprirono la strada a tutte le sperimentazioni del novecento e dell’arte contemporanea. In questi movimenti c’è il seme di tutto il modo contemporaneo di pensare l’arte. Essa è stata definitivamente liberata dalle Accademie, dai circoli degli aristocratici e dei poteri forti per diventare patrimonio di tutti, accessibile a tutti quelli che ne vogliono fruire, è diventata linguaggio trasversale, strumento di comunicazione, nonché un campo aperto a tutte le forme di speculazione intellettiva e di sperimentazione scientifica.

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