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Antonio Canova, Ercole e Lica

Oltre alla ricerca di equilibrio e di bellezza ideale, Canova mirava a imprimere alle sue sculture la stessa naturalezza che vide nei marmi del Partenone portati a Londra da Lord Elgin. Si trattava quindi di perseguire l’ideale di una sintesi perfetta tra bellezza estetica e verità di passioni ed emozioni. Anche quando affrontò temi che richiedevano gesti conciati e drammatici o espressioni di forza e di violenza fisica, come nel gruppo di Ercole e Lica, egli fece sì che il culmine dell’azione restasse sospeso e che il suo svolgimento successivo fosse semplicemente lasciato all’immaginazione. Tutte le tensioni restano in equilibrio, raggiunto anche grazie ai rapporti proporzionali, al bilanciamento dinamico tra i due corpi e a un impianto strutturale impostato su un arco di cerchio, figura geometrica che Canova prediligeva perché in grado di conferire stabilità: allo sforzo di Ercole che tenta di scagliare lontano Lica afferrandolo per un piede e per i capelli, si contrappone il disperato tentativo del giovane di resistergli aggrappandosi all’altare e alla pelle del leone che giace ai piedi dell’eroe.

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