Concetti Chiave

  • L'arte povera è un movimento artistico europeo, principalmente italiano, caratterizzato dall'uso di materiali poveri come stoffa, gesso e legno per sfidare le convenzioni tradizionali dell'arte.
  • Iniziata nel 1967, l'arte povera si sviluppa in Italia, con centri principali a Torino e Roma, e artisti di spicco come Mario Merz e Gianni Kounellis.
  • Il movimento mira a superare le correnti artistiche degli anni '60, cercando connessioni con il neo-dadaismo e il lavoro di artisti come Alberto Burri e Piero Manzoni.
  • Utilizza materiali che si modificano spontaneamente, creando opere che riflettono il fragile equilibrio tra natura e artificio, come dimostrato nelle opere di Giovanni Anselmo e Gilberto Zorio.
  • L'arte povera integra tecnologia avanzata, come l'elettronica, per comunicare concetti artistici oltre l'oggetto tradizionale, come evidenziato nella Biennale di Bologna con l'uso di circuiti televisivi.

Origini dell'arte povera

Mentre la maggior parte delle correnti artistiche dell’età contemporanea nascono negli Stati Uniti, “l’arte povera” è, invece, prevalentemente europea e soprattutto italiana. Si chiama così perché essa utilizza materiali poveri, come brandelli di stoffa, gesso, paglia, pezzi di legno per raggiungere la negazione della forma che nonostante tante polemiche, è pur sempre presente in tutte le opere frutto dell’avanguardia. Poiché gli aderenti a questa corrente negano il termine “arte” come inteso tradizionalmente, ad essi non si adatta più la qualifica di “artista”, bensì quello di “operatore artistico”. Con questo termine vanno indicati anche tutti coloro che utilizzano altri mezzi espressivi come il film.

Centri e protagonisti

Gli inizi dell'arte povera risalgono al 1967; la comparsa di questo movimento in Italia corrisponde ad un più ampio fenomeno internazionale, che si manifesta in esperienze come quelle della Land Art, dell'"Antiform" o dell'Arte Concettuale. In Italia, questa ricerca ha avuto come centri principali Torino, con artisti come Mario Merz, Giovanni Anselmo, Luciano Fabro, Gilberto Zorio, Alighiero Boetti, e Roma, dove, ad esempio, lavorano Pino Pascali e Gianni Kounellis. La definizione teorica del movimento si fa via via più chiara grazie agli articoli di alcuni critici e soprattutto grazie agli scritti di Germano Celant, difensore del movimento. Ma la ricerca dell'Arte povera fu divulgata soprattutto da una serie di mostre, che furono altrettanti chiarimenti di una tendenza difficilmente classificabile: la III Biennale di Bologna del 1970, Arte povera, Arte concettuale, Land Art alla G.A.M. di Torino dello stesso anno.

Obiettivi

Obiettivi e influenze

L’arte povera intende andare ben oltre l'arte degli anni '60, andare oltre la Pop-art e l'Op'Art in particolare, e relazionarsi con alcune componenti culturali degli anni precedenti, e più precisamente con le tendenze neo-dadaiste, e il lavoro di Alberto Burri e di Piero Manzoni in Italia.

Rispetto al quadro-oggetto dell'Op ‘Art, ovvero all'utilizzo di modalità pubblicitarie Pop, il rifiuto dell'opera d'arte come “prodotto” porta al tentativo di allontanare la creazione artistica dalla cultura. La via per togliere l'opera dalla categoria dei beni di consumo va cercata nella realizzazione di opere di durata effimera o legate a materiali difficilmente “recuperabili”. L'elementarità di alcuni materiali, scelti proprio per la loro "povertà" e l'attività artigianale esercitata dall'artista nella realizzazione delle sue "composizioni", sono una delle soluzioni alle esigenze fondamentali dell'Arte Povera.

Materiali e tecniche

È da qui che nascono composizioni come i "Trucioli", di Mario Merz, una realizzazione che unisce paglia, assemblata in un fascio, in cui è piantata una luce al neon che diffonde luce blu; questa disposizione materializza la tensione e il fragile equilibrio tra il naturale e l'artificiale. Inoltre, l’associazione di materiali e oggetti naturali e/o insignificanti derivanti da una tecnologia come l'elettricità provoca l'incontro tra elementi non correlati o talvolta contraddittorio.

Abbiamo anche l'uso di materiali che si modificano o si trasformano spontaneamente, senza intervento dell'artista, per le loro qualità fisiche o chimiche intrinseche: il calore sviluppato dai tubi al neon inseriti nella cera o nelle materie plastiche, o la spugna che muta al variare dell'atmosfera, come con Giovanni Anselmo, o il solfato di rame e l'acido cloridrico con Gilberto Zorio.

Innovazione e tecnologia

Con altri artisti, il carattere irrecuperabile dell'opera e la scelta della sua collocazione al di fuori dei canoni tradizionali (anche dal punto di vista del suo rapporto con il luogo privilegiato che è il museo o la galleria) si ottengono attraverso una reinterpretazione del prodotto artistico come gioco libero o come pura assurdità, derivato direttamente dal dadaismo (in Pasquali, serie dei Canoni, 1965), o anche nella proposta di un'arte come concetto o puro progetto, al di là dell'oggetto artistico tradizionalmente disegnato. Questi progetti possono nascere in uno spazio naturale (nel paesaggio, come ha fatto in particolare la Land Art), ma anche, e soprattutto, utilizzando la tecnologia più avanzata (= l'elettronica), che serve come mezzo di comunicazione in grado di andare oltre l'oggetto stesso, con uso di nastri magnetici registrati, o circuiti televisivi. L'esperimento è stato tentato alla Biennale di Bologna, dove, attraverso un canale televisivo a circuito chiuso installato al centro della mostra, gli artisti potevano intervenire direttamente per presentare le loro opere. Questa è stata definita "tecnologia informale".

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine e il significato del termine "arte povera"?
  2. L'arte povera è un movimento artistico europeo, principalmente italiano, che utilizza materiali poveri come stoffa, gesso e legno per negare la forma tradizionale dell'arte. Gli aderenti si definiscono "operatori artistici" piuttosto che "artisti" (testo).

  3. Quali sono i principali centri e protagonisti dell'arte povera in Italia?
  4. I centri principali dell'arte povera in Italia sono Torino e Roma, con artisti significativi come Mario Merz, Giovanni Anselmo, Luciano Fabro e Gianni Kounellis. La definizione del movimento è stata chiarita anche grazie agli scritti di Germano Celant (testo).

  5. Quali obiettivi si propone l'arte povera rispetto ad altre correnti artistiche?
  6. L'arte povera mira a superare l'arte degli anni '60, in particolare la Pop-art e l'Op'Art, e si relaziona con tendenze neo-dadaiste e artisti come Alberto Burri e Piero Manzoni, rifiutando l'opera d'arte come prodotto di consumo (testo).

  7. Quali materiali e tecniche caratterizzano le opere dell'arte povera?
  8. Le opere dell'arte povera utilizzano materiali elementari e insignificanti, come paglia e tubi al neon, per creare composizioni che esplorano il fragile equilibrio tra naturale e artificiale. Alcuni materiali si trasformano spontaneamente, come nel caso di Giovanni Anselmo (testo).

  9. In che modo l'arte povera si avvale della tecnologia e dell'innovazione?
  10. L'arte povera utilizza la tecnologia avanzata, come l'elettronica e i circuiti televisivi, per reinterpretare il prodotto artistico come un concetto o un progetto, andando oltre l'oggetto tradizionale. Questo approccio è stato sperimentato alla Biennale di Bologna (testo).

Domande e risposte

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