Ayvlys di Ayvlys
Ominide 72 punti

Arte informale


L’arte informale è una corrente nata all’indomani delle due guerre. Questa è infatti una ribellione alla forma conseguente alla distruzione morale (interiore) e fisica dovuta ai conflitti.
L’interesse si volge alla materia con un rinnovato uso di oggetti comuni mentre il soggetto non è più importante. L’impronta è drammatica.
Si seguono in generale due traiettorie: la prima enfatizza il segno-gesto mentre la seconda è volta a valorizzare i rifiuti, gli scarti e il colore viene preso come una pasta densa.
Tra gli esponenti italiani di questa corrente troviamo Lucio Fontana e Alberto Burri.

Lucio Fontana: (1899-1968) grazie all’eccellente capacità manuale fu in grado di svincolarsi da una formazione accademica e di seguire diversi binari creativi. La sua pittura ha origine nella scultura. Il suo nome è spesso associato all’estremo gesto di tagliare la tela, ma prima di arrivare a questo la sua produzione artistica annovera diversi altri capolavori.

Denominatore comune è la rappresentazione della guerra ricreata in maniera molto sottile. Solo un attento osservatore riesce infatti a trovare le analogie con questa. A prima vista salta subito all’occhio quello che si potrebbe vedere in un campo dopo uno scontro armato ma analizzando la psicologia dell’opera si può vedere come spesso rappresenti più il “male di vivere”, più un malessere interiore che qualcosa di esteriore e a tutti noto e visibile.
Nel 1947 compone “Serie di Buchi”: in quest’opera la superficie del quadro si riempie di crateri irregolari.
Nei primi anni Sessanta è la volta delle tele ovali dipinte con colori accesi ricoperte da squarci e fiori. Questo lavoro è denominato “Fine di Dio”.
I tagli sono una depurazione ulteriore della forma per arrivare a un’essenzialità minimale. Il fondo è bianco o colorato. Il segno diventa origine di un ritmo cadenzato e lirico. Lo spazio sacrale evocato nella forma e nel colore viene negato dal gesto distruttivo dello squarcio della materia.
In generale le sue opere si delineano come un inno ai valori primi della vita.

Alberto Burri: (1915-1995) si avvicina alla pittura durante la detenzione in un campo di prigionia in Texas, questi è infatti laureato in medicina. Il suo lavoro procede per cicli: Catrami 1948/1949; Muffe 1950/1951; Sacchi (di tuta uniti da grossi punti di sutura); Combustioni (ferri, legni, cellotex) 1954.
Ciò che conta sono gli effetti espressivi ottenuti sulle materie naturali e artificiali animate attraverso fenomeni di degradazione quali la ruggine e la combustione. Le opere denominate “plastiche” per esempio sono ottenute facendo liquefare la superficie con la fiamma ossidrica.
Il suo modo di lavorare è una rottura con il sistema di rappresentazione tradizionale.

Altre importanti opere della sua produzione sono:

  • Cretti: superfici monocrome di alto spessore fatte colare e asciugare lasciando che queste si crepino come terra al sole;
    Cretto di Ghibellina: sulle macerie di una città siciliana distrutta da un terremoto è stato fatto colare del cemento. Il risultato è simile a un sudario bianco.
In conclusione, a detta dei critici Burri non voleva solo raccontare la tragedia di vivere ma voleva descrivere la ricerca di un continuo equilibrio visivo.
Hai bisogno di aiuto in Arte moderna e contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email