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L'arte informale e la pop art


L’arte informale nasce e prende spunto dal Surrealismo, Dadaismo ed Espressionismo ed è in forte polemica con tutto ciò che può essere riconducibile ad una forma astratta o figurativa che sia. Critica fortemente la profonda crisi morale politica ed ideologica conseguente agli orrori della seconda guerra mondiale e nega in modo esplicito ogni forma e con essa la conoscenza razionale che ne deriva contrasto quindi con la cultura europea la cui concezione era sempre stata prettamente razionale. Passioni, tensioni e disagi devono essere quindi espressi nel modo più libero, violento e spontaneo possibile al di la di qualsiasi schema prestabilito. L’arte inoltre non è più il prodotto di un gesto ma costituisce il gesto stesso che non deve essere necessariamente pittorico o artistico ma anche simbolico come per esempio quello di tagliare una tela. Anche la materia assume un ruolo di primo piano attraverso i quali l’artista manifesta tutta la sua energia creativa.
Per quanto riguarda invece la pop-art si sviluppa in America negli anni 50’ e vuole presentare degli oggetti del tutto banali senza mirare però ad un effetto di shock o di denuncia ideologica. La poetica di questo movimento consiste nel sottolineare in maniera assoluta l’aspetto normale delle cose tuttavia proprio tale insistenza ossessiva nel rappresentare oggetti comuni stimola lo scatto estetico e l’artisticità dell’opera.

Andy Warrhol è uno dei maggiori esponenti, i cui oggetti prediletti sono le insegne pubblicitarie o i prodotti di massa, i divi del cinema o della musica, fotogrammi di incidenti o scene di violenza che espone in lunghe serie di immagini identiche, magari con qualche differenza cromatica ma sempre con colori squillanti e il senso che se ne ricava è quello dell’angoscia della vita moderna.

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