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La pittura a Siena e Firenze

La pittura gotica raggiunge livelli espressivi elevatissimi in Toscana. In particolare a Siena e a Firenze. Queste città esprimono due diversi orientamenti stilistici. A Siena la pittura si distingue per la ricerca minuziosa dei particolari, la raffinatezza della decorazione, la linea fluida e continua, la bidimensionalità delle immagini, immerse in un’atmosfera favolistica. Vi operano i pittori Duccio di Buoninsegna (1255 ca. – 1318/19), Simone Martini (1284 ca.-1344) e i fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti (notizie dal 1319 al 1347 ca). la pittura a Firenze: A Firenze la tradizione bizantina viene presto superata. I dipinti evidenziano un più deciso senso del volume e una spazialità più ampia; questi elementi rendono verosimili le rappresentazioni, perché mostrano un’immagine del mondo somigliante al vero. Operano a Firenze, tra gli altri, Cenni di Pepo detto Cimabue (1240-1302) e Giotto da Bondone (1267 ca.-1337). Il primo introduce nelle sue opere un nuovo senso di umanità: i volti delle Madonne esprimono dolcezza materna, così come il Cristo crocifisso porta in sé la tragicità della sua vicenda umana. Giotto raffigura i soggetti religiosi come fossero reali, i Santi come fossero uomini comuni. I suoi personaggi sono caratterizzati da una marcata espressione dei volti e dei gesti, tanto che sembrano compiere azioni concrete. Egli si fa, così, interprete del nuovo spirito della Firenze tra Duecento e Trecento, in cui ricchi mercanti, imprenditori e finanzieri vivono i valori religiosi in una dimensione più laica, più “umana”. Con Giotto lo spazio è rappresentato in modo tridimensionale, grazie all’uso della prospettiva intuitiva e all’individuazione dei piani in luce e in ombra degli edifici. Egli abolisce il fondo dorato e il cielo diviene d’un azzurro luminoso e intenso.
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