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LA LUCE COME SEGNO DEL DIVINO

Una delle caratteristiche più interessanti della cattedrale di Santa Sofia è l’illuminazione: essa avviene attraverso le finestre aperte nell’abside e nelle navate minori e mediante i due ordini di finestre ad arco aperte alla base della cupola e nelle murature sottostanti i grandi archi su cui si appoggia la cupola stessa.
Sono soprattutto le quaranta finestre alla base della cupola a creare un effetto di grande impatto, perché i fasci di luce che penetrano da esse sembrano quasi staccare la struttura emisferica dai suoi sostegni,valorizzando l’audacia della costruzione, un effetto in origine esaltato dal mosaico dorato che si trovava nella cupola.
Dalla cupola maggiore lo spazio interno si suddivide negli spazi delle grandi semicupole e poi nelle semicupole minori delle esedre e dell’abside, come se si fosse voluto dare forma concreta a quella armonia delle sfere celesti che costituiva una delle immagini più diffuse per descrivere il divino.

La luce che disorienta il visitatore e non gli permette di cogliere bene la pianta e la struttura dell’edificio,monumentale e allo stesso tempo leggero, trasmette una sensazione di mister che intende esprimere il mistero divino.
La cattedrale voleva illustrare il dono della Sapienza Divina che irradia il mondo e in primo luogo la mente dell’imperatore: non a caso il racconto della costruzione della chiesa dello storico Procopio di Cesarea nell’opera Degli edifici attribuisce proprio a Giustiniano la risoluzione delle difficoltà maggiori incontrate dai suoi architetti sul cantiere,come se solo la sua ispirazione divina,associata a quella del Supremo Architetto celeste,avesse potuto realizzare un edificio così arido.

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