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Architettura romanica


Nella storia …


In tutta l’Europa Occidentale dopo l’anno 1000 i due grandi poteri più forti erano: quello dell’imperatore che voleva tornare allo splendore dell’Impero romano e il Papa che voleva sancire la supremazia del potere spirituale da lui rappresentato. Questo fu il periodo della lotta alle investiture che si concluse con il Concordato di WORMS (1122), con il quale alla Chiesa spettò il potere spirituale e all’Imperatore quello temporale. Ciò favorì la ripresa dei commerci, il ritorno alla moneta e un incremento demografico con il successivo ripopolamento delle aree urbane e il rinnovamento della città. In Italia settentrionale e centrale nacquero i Liberi comuni, al sud ci fu l’avvento dei Normanni.
Questo scenario economico e politico influenzò anche l’arte e l’architettura, e l’aggettivo usato per definirle fu “romanico”, che significa la rinnovata ispirazione all’arte romana o tardo antica che si poteva individuare nelle costruzioni di questo periodo.

L’intensa attività religiosa e la presenza del fattore religioso nella vita quotidiana della città e di tutti i cittadini fu l’aspetto più evidente del Romanico; furono costruite tante chiese e cattedrali, gli edifici ecclesiastici non erano più solo luoghi dedicati al culto, ma anche luoghi di riunioni e discussioni.
L’edificio tipico romanico erano le “chiese”, rifugio contro le tentazioni, luogo destinato alla preghiera. La copertura dello spazio avveniva mediante delle volte. In epoca romanica si definirono i principali modelli spaziali relativi al rapporto fra le navate di una chiesa.
Si possono individuare tre casi principali:
•la navata centrale ha un’altezza maggiore rispetto alle navate laterali;
•tra la navata centrale e quelle laterali esiste una minima differenza di altezza;
•le navate laterali sono più basse di quella centrale, ma sopra di esse sono collocati i matronei che si affacciano sulla navata centrale.
Nella chiesa romanica la luce era usata per definire gli spazi; i costruttori cercarono di creare effetti di luce radente per sottolineare i contrasti chiaroscurali della struttura interna.
La statica della chiesa romanica si basava sull’equilibrio delle navate: quelle laterali facevano da struttura portante, assicurando la stabilità della navata maggiore. Era una struttura unitaria in cui i carichi verticali (il peso dei muri, i pilastri) e la controspinta delle volte laterali nei confronti della navata maggiore bilanciavano le spinte verso l’esterno prodotte dalla volta centrale.
La copertura della navata centrale e delle laterali era realizzata con volte a botte a tutto sesto o a sesto acuto, di facile costruzione, ma scaricava il proprio peso lungo tutti i muri di appoggio. Con la volta a crociera la soluzione dei problemi statici divenne più complessa perché prevedeva sei archi per ogni campata: i quattro perpendicolari e i due che attraversavano diagonalmente la volta ; essa era l’incrocio di due volte a botte.
Vennero inventati:
Campata: spazio delimitato da quattro sostegni e dalla volta che essi sostenevano;
Costolone: nervatura della volta, attraverso la quale passavano gli sforzi maggiori dell’intera struttura;
Facciata: muro liscio in cui si aprivano le porte di accesso;
Contrafforti: per bilanciare la spinta verso l’esterno di una volta;
Deambulatorio: corridoio che circondava il coro della chiesa;
Protiro: portico sorretto da due colonne per accentuare il portale;
Tribuna: dedicata all’esposizione delle sante reliquie.

Lo schema italiano


Alla chiesa solitamente si affiancava un campanile di fronte al quale sorgeva un battistero di forma ottagonale; la facciata aveva una forma a capanna.
La pianta tipica della chiesa romana era latina a tre o cinque navate: una centrale e una o due più piccole coperte con volte. Le torri e i campanili erano ripartiti in una serie di piani sovrapposti con finestre che aumentavano progressivamente di dimensione man mano che si saliva verso l’alto.
Elementi funzionali e decorativi erano:
Arco;
Rosone: ampia finestra circolare traforata sulla facciata che garantiva una luce diffusa e discreta;
Trumeau: pilastro scolpito che divideva in due il portale;
Cripta: piccola cella o chiesetta sotterranea, sotto l’altare maggiore, per custodire le sacre reliquie;
Portale: porta d’accesso monumentale sormontata da un semicerchio (timpano) in cui solitamente venivano raffigurati Cristo e le lotte di animali (lotta tra il bene e il male);
Capitelli: elementi stilistici in cui avveniva una ripetizione ritmica di sagome o figure simili che strutturava e dava ordine all’intera visione. Venne elaborato il “capitello cubico” ottenuto smussando nella zona inferiore gli spigoli di un parallelepipedo di pietra. Nei capitelli vennero scolpiti: storie tratte dal Vangelo, lotte di uomini, figure allegoriche e apotropaiche.


La struttura della chiesa romanica


A due terzi della lunghezza della navata si intersecava il transetto, sopra la navata si trovava il presbiteriolo spazio riservato al clero, in cui era allocato l’altaree gli amboni, tribune rialzate dalle quali venivano letti i testi sacri. Sotto il presbiterio si trovava la criptae la chiesa terminava con l’abside.
Le chiese delle abbazie cistercensi presentavano un coro di forma quadrata affiancato da cappelle quadrate; frequente era la pianta radiale, caratterizzata da molte cappelle allineate intorno all’abside.
In Toscana ebbe un ruolo importante il rivestimento come i rivestimenti marmorei realizzati in marmo bianco di Carrara e in serpentino verde di Prato. Queste decorazioni conferivano agli edifici leggerezza che contrastava con la robustezza espressa dal Romanico. Tra le costruzioni più importanti troviamo: il Battistero e il Campanile di Giotto.

Il palazzo pubblico


In questo periodo nacque il palazzo pubblico, legato all’assetto politico dei liberi comuni, era la sede degli organi di governo formati dai rappresentanti delle corporazioni di “arti e mestieri”; esso era posto sulla piazza principale. All’esterno presentava elementi come le campane per segnalare eventi importanti o le meridiane solari per misurare il tempo; al suo interno presentava un grande cortile e una sala per le assemblee.
Molti edifici pubblici erano dotati di alte torri come “Palazzo Vecchio (o Della Signoria)” a Firenze o il palazzo comunale di Siena.
Molti edifici furono costruiti sfruttando le proprietà decorative della pietra o del mattone con alternanza di pietre chiare e scure e intarsi di marmi colorati.


Le abitazioni romaniche


Le famiglie più importanti abitavano nelle “case torri”, alti edifici che caratterizzavano il paesaggio urbano. Esse dovevano difendere i proprietari dagli attacchi dei nemici esterni, dalle famiglie o fazioni politiche rivali. Venivano costruite in pietra o mattoni e gli orizzontamenti avevano la struttura in legno.
Invece gli artigiani e i mercanti vivevano in case a schiera unifamiliari. Al piano terra si trovava il locale del lavoro, al primo piano vi erano la cucina e il soggiorno e all’ultimo piano si trovavano le camere da letto. Nella loro costruzione veniva usata la struttura a traliccio con una parte in legno dalla funzione portante e un tamponamento in materiale leggero come paglia, intonaco o mattoni (crudi o cotti).
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