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I templi egiziani

I templi egiziani potevano essere divini o funerari.
I templi divini, appunto come dice il nome, erano in onore delle divinità e venivano considerati come il loro luogo di riposo, dopo la lotta che ogni Dio affrontava contro il male, per far sì che apparisse nuovamente il giorno.
I templi funerari erano invece in onore dei faraoni defunti ed erano il luogo dei riti.
Entrambi questi tipi di templi presentavano una struttura abbastanza complessa: l'entrata presentava un pilone, cioè un muro, detto primo pilone; vi era poi un cortile colonnato aperto seguito da un secondo pilone; vi era la sala ipostila seguita dal terzo pilone; era presente poi il vestibolo e infine la parte più importante, cioè il santuario (o sacrario) in cui vi era la statua della divinità, detta Naos.
La gente, sia visitatrice che fedele, poteva arrivare massimo alla zona del cortile colonnato perché da lì in poi, tutte le altre sale, erano riservate solamente ai sacerdoti, che spesso effettuavano riti nella zona del santuario.
Entrando in uno di questi templi, vi era un effetto che consisteva nel vedere il pavimento più alto, le pareti più strette che tendevano a restringersi, creando il cosiddetto "effetto a cannocchiale" oppure "enfasi della visione prospettica".
Uno dei templi più famosi è quello di Anon a Karna. L'entrata è importante perché presenta delle sfingi con la testa ad ariete e il corpo da leone, a protezione del tempio.
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