Laocoonte

La più nota delle opere del Barocco pergameno è forse il Laooconte, definitio da Plinio il Vecchio un insuperabile capolavoro e da lui attribuito a tre scultori di Rodi del I secolo a.C. : Agesandro, Polidoro e Atanadoro. L'opera fù considerata un capolavoro anche nella Roma del Cinquecento, quando venne ritrovata in un sotterranneo sul Colle Oppio. Oggi si ritiene che sia stata realizzata da tre eccellenti artisti di Rodi forse per una committenza romana, alla fine del I secolo a.C., che si ispirarono all'arte pergamena,e in particolare all'Alcioneo dell'Altare di Pergamo. Laocoonte, sacerdote troiano stritolato con i due figli da due mostruosi serpenti usciti dal mare, è raffigurato al centro della composizione, seduto sull'altare. Il suo corpo muscoloso disegna una grande diagonale che, iniziando con la possente gamba sinistra tesa, continua con il torso dai muscoli rigonfi. Il braccio destro si protende e all'altezza del gomito bruscamente si piega all'indietro, seguendo il movimento della testa. Le grosse ciocche di capelli, resi con profondi chiaroscuri, avvolgono il volto contratto; lo sguardo è rivolto verso l'alto e la bocca è aperta in una disperata smorfia di dolore. Ai lati i figli, già avvolti dalle spire dei serpenti, che con il loro movimento conferiscono unità a tutto il gruppo, rivolgono lo sguardo atterrito verso il padre, che non può aiutarli; la loro posizione dà grande ritmo e tensione alla comoposizione.
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