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Illuminismo: arte e cultura


Idea illuminista della cultura


Secondo gli illuministi l’intellettuale non deve isolarsi dalla società, deve dare il proprio contributo di pensiero. Le opere scritte quindi non dovevano necessariamente avere una funzionalità pratica, ma non dovevano neanche essere fini a se stesse. Un’opera d’arte deve in qualche misura contribuire alla crescita intellettuale e morale di coloro che la osservano, la ascoltano o la leggono. Quindi deve essere anche qualcosa di interessante e non del tutto sganciata dalla realtà, per quanto sia creativa. In questo periodo nascono per esempio i romanzi, come Robinson Crusoe, Gulliver… tipico frutto della cultura illuminista. Per esempio Robinson Crusoe va sull’isola deserta e solo grazie al suo ingegno, alle sue risorse e al senso pratico riesce a sopravvivere. Nei viaggi di Gulliver invece lui si trova a vagabondare tra mondi diversi e in questi mondi studia usi e costumi dei loro abitanti, finendo col criticare l’irrazionalità che domina ciascuno di questi mondi. In questo periodo si sviluppa anche il giornalismo, nascono i primi giornali e riviste, perché l’articolo di giornale è un testo semplice, chiaro, di facile lettura, che può dare informazioni precise sui più vari argomenti, può stimolare un dibattito, può essere facilmente distribuito, divulgato. In questo periodo appunto nascono quotidiani e riviste, in Italia e anche all’estero, molti dei quali venivano divulgati anche negli altri paesi. In Italia il più importante periodico era “Il café”curato e edito da un intellettuale milanese, Pietro Verri. Il Café era una bevanda allora alla moda che veniva importata e dava stimolo e energia, ma anche il luogo in cui si gustava questa bevanda e nel café venivano esposte queste riviste, questi giornali, di modo che la gente potesse andare lì, leggere, e intavolare discussioni sui più diversi argomenti.

L’arte


L’arte è per definizione una cosa fine a se stessa, non ha di fatto uno scopo concreto, ha lo scopo di esprimere i sentimenti, il pensiero, la visione della realtà etc… dell’artista il cui scopo è quello di condividerlo con gli altri. Secondo gli illuministi anche l’arte doveva rispondere a un criterio razionale, cioè doveva rifiutare ogni eccesso e esprimere una visione del mondo armoniosa, equilibrata. Non per nulla in questo periodo si riscoprono le sculture classiche, che gli intellettuali credevano essere tutte originali greci, anche se sappiamo che maggior parte erano copie romane o ellenistiche della statuaria classica. In quel periodo infatti si cercava l’equilibro e la bellezza come armonia delle forme. Le statue esprimevano l’idea della bellezza come equilibro perfetto, quindi anche un sentimento di pace, di armonia, nulla di eccessivo. L’arte per gli illuministi deve quindi indurre a sentimenti di serenità e pace e mettere l’osservatore in uno stato d’animo tale da consentirgli di sviluppare al meglio le sue capacità. L’artista quindi ha sicuramente un entusiasmo creativo, una certa fantasia, però le sue opere devono seguire un equilibrio, il “buon gusto”, il rifiuto dell’eccesso, che distoglierebbe la persona dall’armonia con ciò che la circonda.
Un importante teorico dell’arte tedesco, Wincklemann teorizzò un importante orientamento critico che prende il nome di neoclassicismo, che si proponeva di riportare le arti figurative ai principi dell’arte greco romana. Quello che secondo lui era ammirevole dell’arte classica era la “nobile semplicità e tranquilla grandezza”. Erano cioè maestose perché semplici, non eccessive. La maggior espressione di questa idea in Italia fu Canova, che riprende la statuaria greca, usando il marmo bianco, che dava anche un’idea di purezza e semplicità alle opere.
Es. Laocoonte
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