Le necropoli - L'età Villanoviana


Gli Etruschi si dedicavano molto alla costruzione delle tombe, e questo anche perché gli uomini cercavano di restare immortali almeno nel proprio ricordo. Gli antichi vedevano la morte come qualcosa di indescrivibile, immaginavano l'Ade come un luogo dove le anime non avessero pace, ma fossero sempre vaganti, e proprio per questo motivo i popoli antichi veneravano gli dei.

L'età Villanoviana inizia in Italia nel IX secolo a.C. I Villanoviani praticamente sono gli Etruschi nella loro fase di formazione. Nel periodo Villanoviano si generalizza l'uso del ferro, e proprio attraverso questo entrano in contatto con le civiltà orientali, che infatti venivano in Italia per approvvigionarsi di questo materiale, anche se poi i Viallanoviani useranno maggiormente il bronzo. Questa popolazione nella sua fase più antica aveva l'abitudine di cremare i corpi e poi la rimanenza delle ossa, insieme ad un sudario venivano collocati nelle urne, che avevano una forma biconica; per chiudere un'urna femminile si usavano delle ciotole oppure delle urne a forma di capanna. Per gli uomini: degli elmi, se il defunto era un capo e se in vita aveva rivestito una carica importante; delle ciotole, se il defunto era un semplice cittadino.

La civiltà Villanoviana si sviluppava nel periodo Pre – Urbano, cioè quando i centri abitativi e produttivi sono i villaggi; gli insediamenti vengono fatti soprattutto su alture e in zone tufacee vicine a dei corsi d'acqua. I gruppi di capanne non erano addensate, ma tra un gruppo e un altro c'era un territorio di divisione che era usato per lo sfruttamento agricolo e per la pastorizia. Anche quando gli Etruschi erano nei primi stadi rudimentali, costruivano delle tombe monumentali. Gli Etruschi a differenza dei Villanoviani inumano i morti, costruiscono dei letti funebri (all'interno delle tombe) e poi vi pongono i corpi dei defunti. Le prime tombe a camera, risalgono agli ultimi decenni del VI secolo.
La prima tomba monumentale a camera costruita è quella detta della”Capanna” di Cerveteri. La tomba a tumulo è la tomba aristocratica per eccellenza; e proprio per questo abbiamo una visione falsata, dato che conosciamo molto degli aristocratici ma ben poco della gente comune. Le tombe venivano riaperte quando un componente della famiglia moriva; in una tomba di Cerveteri sono state contate 40 deposizioni. Una tomba poteva avere anche due vie di accesso. Ma non tutte le tombe sono uguali a quelle di Cerveteri, a Populonia ci sono dei tumuli a picco sul mare, e c'è una ragione, perché sfruttavano l'erba. Tutte le cittadine etrusche distano dal mare 3 – 4 km e questo anche per difendersi dalle incursioni dei pirati – commercianti (nel VII secolo essere commercianti voleva dire anche pirati). A Cerveteri le tombe sono state costruite in un certo modo perché gli Etruschi avevano a disposizione molto tufo, mentre in altre località le tombe furono costruite con delle false volte. Osservando una piantina tipo delle tombe etrusche, vediamo che c'è un banco di tufo originario, gli Etruschi praticano una trincea per ricavare il tamburo del tumulo, tutto il materiale escavato veniva gettato al di sopra e così si formava la cupola (a Vulci la cupola viene chiamata “Cuccumella”, a Populonia e a Vetulonia “Melone” e così via). Poi all'interno, nella camera che diventa semi-sotterranea viene ricavata la camera funeraria vera e propria con un corridoio di accesso (Dromos). La camera dopo la deposizione veniva chiusa da due sigilli (due blocchi di tufo). La struttura dei dromos varia a seconda del periodo. Nel VII secolo il letto funebre riproduce un comune letto, infatti viene cesellato e dipinto. Dopo che il defunto era stato deposto,veniva fatto crollare una parte del tamburo, all'interno rimaneva un braciere acceso che bruciava tutta l'aria.

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