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Il culto di Apollo


Il culto di Apollo è testimoniato a Delfi sin dal IX secolo a.C. Variazioni furono apportate agli edifici del santuario panellenico nel VI secolo, mentre la maggior parte dei resti architettonici che compongono oggi il complesso delfico risale al IV secolo a.C. Il santuario sacro al dio delle arti e della profezia, ospitava il più importante degli oracoli greci, la Pizia. Nell’adyton la Pizia pronunciava i suoi oracoli. Ella, dopo essersi purificata nella sorgente Kastàlia, aver bevuto l’acqua della fonte Kassòtis e aver masticato delle foglie di alloro, sedeva su un tripode nei pressi di una fenditura del terreno e in prossimità di una statua del dio e di un omphalos. Invasata dal dio, la sacerdotessa rispondeva ai quesiti che le venivano posti. Gli oracoli erano dati inizialmente una volta l’anno e, successivamente, più volte. Si rivolgevano alla Pizia sia gli inviati delle città sia i privati cittadini; le donne non erano ammesse nel santuario. Le sue parole venivano trascritte in versi dai sacerdoti. I vaticini potevano essere influenzati dalla politica delle poleis dominanti.
Due sono gli ambiti sacri dell’oracolo di Delfi, separati dalla gola nella quale è incastonata la sorgente Kastalia: da una parte il e il santuario di Athena Pronaia sulla terrazza della Marmarià , dall’altra, poco lontano e più in alto, il santuario di Apollo. Quest’ultimo si compone di più edifici che si ergevano all’interno del temenos, e che si snodano lungo la Via Sacra.

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