Video appunto: Arte imperiale: dagli accampamenti alle città

Dagli accampamenti alle città



A mano a mano che procedevano le conquiste militari, i Romani fondarono nuove colonie. I loro insediamenti, in origine, avevano la forma del castrum, cioè dell’accampamento militare: protetti da un quadrilatero di mura, erano muniti di quattro porte d’ingresso che mettevano in collegamento le due strade principali: il cardo (da nord a sud) e il decumano (da est a ovest).
Con il trascorrere del tempo molti accampamenti si trasformarono in centri urbani stabili che avevano il loro cuore nella piazza centrale, detta foro. La disposizione a scacchiera delle vie, caratteristica inconfondibile delle città romane sorte su un accampamento, è ancora oggi percepibile nella pianta di molte città italiane: Torino, Piacenza, Aosta, Verona, Pavia e altre ancora.

L’arte imperiale



A Giulio Cesare successe Ottaviano Augusto, che trasformò la repubblica in un impero. A lui seguì una lunga serie d’imperatori, alcuni famosi per le loro crudeli follie, altri per la loro saggezza e moderazione. Nei due secoli successivi, l’impero romano allargò ulteriormente i suoi confini e visse un momento di potenza e prosperità.
Ogni imperatore voleva dimostrare, con un’esibizione di sfarzo e d’imponenza, che le sue imprese militari o i suoi risultati politici erano ammirevoli quanto quelli dei suoi predecessori.
Per questo si erigevano architetture simboliche, come le colonne istoriate e gli archi di trionfo, da collocare nel foro o nei punti più rappresentativi della città. Questi monumenti, privi di una funzione pratica, svolgevano invece un’importante azione propagandistica: eretti in onore di una vittoria, erano dominati dall’immagine dell’imperatore che l’aveva realizzata. A volte la loro superficie era ricoperta da una fitta serie di bassorilievi, che ne raccontavano le vicende cariche di gloria.

Gli affreschi e la pittura



L’evoluzione dell’arte romana avvenne gradualmente, sotto l’influenza della pittura etrusca e greca. In genere si trattava di una pittura veloce, stesa con rapidi tocchi di colore, e tuttavia capace di sorprendenti effetti tridimensionali. Andata perduta quasi del tutto la pittura su tavola, si è salvato invece un consistente numero di affreschi, soprattutto a Pompei e a Ercolano, destinati a ornare grandi edifici pubblici e lussuosi ambienti domestici. Sono stati conservati anche un notevole numero di mosaici, spesso utilizzati in alternativa alla pittura per decorare pareti e pavimenti.