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L’Ara Pacis – descrizione

L’Ara Pacis è rimasta interrata e coperta da nuovi edifici fino all’inizio del secolo scorso. Addirittura, nel Medioevo risulta che fosse sormontata da un palazzo vescovile ed è soltanto nel Quattrocento che iniziarono ad affiorare alcuni resti che purtroppo andarono dispersi. La ricomposizione fisica totale del monumento è avvenuta nel 1938, in occasione del bimillenario di Augusto.
L’Ara Pacis (= altare della pace) rappresenta una sintesi fra arcaismo romano e l’eleganza dell’arte greca. Nel periodo arcaico, l’altare era un monumento molto semplice, circondato da uno steccato decorato con residui di sacrifici e ghirlande di fiori. Partendo da questo, Augusto fece costruire un altare di marmo, in cui l’antico steccato viene sostituito da una parete anch’essa di marmo con listelli verticali in rilievo, ornata all’interno con ghirlande di fiori che saranno riprese dal Rinascimento, come simbolo dell’età classica.

All’esterno, il recinto dell’altare presenta due fasce di decorazioni: in basso vi sono dei motivi vegetali, in alto e sul retro vi sono dei bassorilievi con figure allegoriche. Le più belle dell’intero ciclo rappresentano la Dea Roma e la Terra Saturnia (= l’Italia). Entrambe prosperano perché è in atto la stabilità sociale; la Madre Terra è fiancheggiata da due figure femminili che simboleggiano le brezze di terra e le brezze di mare. A fianco si notano anche una mucca ed una pecora sdraiate ed una vegetazione molto rigogliosa che simboleggia la fertilità. Sui pannelli superiori laterali, è scolpita una processione a cui partecipa Augusto con tutta la sua famiglia (la moglie Livia ed il figlio Tiberio) insieme a personaggi romani importanti quali Marco Agrippa con il figlio. I pannelli laterali e frontali sono costituiti da bassorilievi con forte valenza allegorica. Nella scultura dei vari personaggi che partecipano alla processione, si nota una sorta di devozione nei confronti della famiglia e questo si ricollega al fatto che nella riforma augustea la famiglia costituiva un perno, proprio in un momento in cui stava crescendo la libertà di costumi della società Una metafora, questa volta di tipo astrologico, è data dalla stessa collocazione del monumento come simbolo della coincidenza fra l’imperatore e la divinità: infatti ai limiti del Campo Marzio (oggi piazza Montecitorio), dove fu edificata l’Ara, Augusto fece innalzare un immenso “solarium” (= orologio solare) in cui un obelisco aveva il ruolo di gnomone (l’asta la cui ombra indica l’ombra della meridiana); nel giorno del compleanno di Augusto l’ombra di tale obelisco puntava esattamente verso il centro dell’Ara Pacis.
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Ara Pacis