pexolo di pexolo
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Malala

«Egli completò anche l’ippodromo e lo adornò di statue bronzee e decorazioni di ogni tipo, e vi costruì un kàthisma (un palco), a imitazione di quello in Roma, da cui l’imperatore potesse assistere ai giochi. Fondò anche un grande e bellissimo palazzo, ad imitazione dello stesso di Roma, vicino all’ippodromo, e la salita dal palazzo al kàthisma nell’ippodromo per mezzo del cosiddetto kochlìon» (Giovanni Malala, Cronografia 13.7). Il lungo excursus sulla Tyche cittadina, che non viene presentata né quale parte del precedente monumento, né come statua autonoma del foro, mal si giustifica con quanto finora descritto. Né ha più senso con quanto segue. La narrazione, infatti, riprende illustrando tutte le altre costruzioni elevate in città da Costantino: i doppi portici dall’ingresso del Palazzo al foro (Regia); la basilica absidata per il Senato, in un luogo chiamato Augusteìon per la statua dell’augusta Elena posta su una piccola colonna di porfido; le terme cosiddette di Zeuxippo. In una narrazione organizzata come una sorta di guida turistica, che si soffermava a illustrare uno per uno i nuovi monumenti cittadini, il riferimento alla Tyche, così come compare nel testo tradito di Malala, è decisamente fuori contesto. Dei libri 2-18 di Malala esistono due recensioni e il Chronicon Paschale, dei primi del VII secolo, conserva una prima recensione (con eventi fino al 532 c.), che risulta in molti casi migliore di quella testimoniata nel manoscritto in cui la narrazione prosegue fino al 565 o il 574. Nel descrivere la statua di Costantino nel foro, il Chronicon riproduce Malala quasi parola per parola distaccandosene lievemente: aggiunge che il porfido della colonna veniva da Tebe, non specifica quanti raggi la statua avesse sulla testa («e pose in cima alla stessa colonna una grande statua di se stesso con raggi di luce sulla sua testa»); non menziona Ilio ma genericamente la Frigia («un’opera di bronzo che egli aveva portato dalla Frigia»); a proposito del Palladio dice che «i Bizantini lo avevano appreso dalla tradizione (ek diadoches akousantes)».
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