pexolo di pexolo
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Vita Constantini – Chronicon Paschale

Anche nel Chronicon, pertanto, il riferimento alla Tyche appare all’improvviso, subito dopo la notizia sul Palladio, ma si limita alla frase «E dopo aver compiuto un sacrificio incruento, egli nominò Anthousa la Tyche della città da lui rinnovata», omettendo il lungo excursus antiquario con il quale Malala sentì il bisogno di spiegare il vecchio nome di Keroe portato dalla Tyche, ricordando che le era stato dato da Phidalia, moglie di Byzas, in quanto colei che per prima aveva fondato Bisanzio dopo la morte del padre Barbisio. Quest’ultima discordanza tra Malala e il Chronicon Paschale è di qualche interesse. Se il testo conservato dal Chronicon fosse il più vicino all’originale di Malala, allora in quello era riservato alla Tyche un breve riferimento, legato alle trasformazioni operate da Costantino, proprio come al Palladio, a proposito del quale si ricordava solo che l’imperatore lo aveva voluto parte del suo monumento trafugandolo da Roma. In entrambi gli autori, tuttavia, si passa dal Palladio alla Tyche con un evidente salto logico. Ciò significa che, già nella prima recensione di Malala, era scomparsa una breve frase che, dopo aver introdotto il Palladio, forniva una indicazione topografica, spiegandone la natura (statua/tempio, monumento): se sta descrivendo i monumenti visibili nel foro, perché parlare improvvisamente della Tyche senza dire cosa fosse e dove si trovasse? Dando fede allo pseudo Codino, statue della Tyche erano collocate un po’ ovunque in città. Quella del foro era bronzea, posta sotto l’arcata orientale: «La Tyche della città, di bronzo con il moggio, si trova sotto l’arcata orientale. Dicevano che a quella statua Michael di Raggabé fece amputare le mani, affinché le fazioni popolari non macchinassero azioni contro i sovrani» (Patria Constantinopoleos II).
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