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Viaggi e turismo sulle strade dell’Impero

La necessità di un grande Impero, che giunse a controllare tutto il Mediterraneo e a toccare terre tra loro tanto lontane come l’India e l’Inghilterra, obbligarono i Romani a viaggiare moltissimo: eserciti, magistrati e commercianti percorrevano questo enorme territorio in lungo e in largo, per mare e per terra, per difendere le nuove conquiste, verificare il funzionamento della burocrazia, riscuotere i tributi, trasportare gli schiavi, assicurare gli approvvigionamenti e la circolazione di ogni tipo di merce. Le vie più battute erano vivacissimi centri commerciali in cui si accalcava una folla cosmopolita proveniente da ogni parte dell’Impero. Banche, agenzie marittime, rappresentazioni consolatorie, mercati di pesce e grandi botteghe creavano un movimento continuo.

Anche i giovani affrontavano il viaggio in nave per completare i propri studi nelle località in cui risiedevano i più celebri maestri di retorica e di filosofia: Roma, Atene, Pergamo e Alessandria. Non mancava neppure un turismo culturale o religioso verso luoghi cantati dai grandi poemi epici o verso i santuari noti per i loro oracoli o le loro cure mediche. Questa mobilità diffusa accelerava anche gli scambi a Roma, la diffusione di mode e di gusti provenienti da paesi lontani: affreschi e mosaici ritraggono spesso località e animali esotici.

Gli spostamenti per terra erano più lenti e difficoltosi, anche per la presenza di un nutrito brigantaggio lungo le strade. Il sistema stradale romano, straordinario per estensione e precisione tecnica, era uno dei segreti della forza dell’Impero: permetteva il consolidamento dello Stato, assicurando gli spostamenti dell’esercito e dei burocrati, e costituiva anche un importante strumento di integrazione culturale. Il tracciato delle strade romane costituisce ancora oggi la principale viaria europea. Le esigenze della burocrazia statale portarono a un valido sistema di stazioni di cambio per i cavalli, alberghi e posti di ristoro distribuiti lungo le principali arterie. Non tutti i percorsi erano però lastricati e quindi le strade si presentavano per lo più fangose d’inverno e polverose d’estate. La larghezza massima arrivava a quattro metri e mezzo, tanto da permettere l’incrocio di due carri. Alcune strade avevano anche un sentiero riservato ai pedoni accanto alle corsie per i carri.

La tipologia dei veicoli romani è amplissima e testimonia quale importanza rivestissero le comunicazioni. Generalmente si viaggiava in carovana: i servi armati aprivano e chiudevano il corteo, il padrone procedeva al centro su un carro a quattro ruote reso più confortevole da un materasso e un altro carro con i bagagli o lo seguiva. Era abitudine mandare avanti dei corrieri per individuare le locande per la sosta e allertare i conoscenti o, in caso di visite ufficiali, i magistrati. Non vanno infine dimenticate gli spostamenti estivi da Roma, che interessavano intere famiglie schiavi al seguito, verso le località di mare della costa napoletana.

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