La rete stradale romana

Se per molte civiltà nel Mediterraneo strumento di dominio fu il controllo delle vie marittime o fluviali (pensiamo alla Grecia, ai Fenici, agli Egizi), per i romani (come per altri popoli che estesero il loro dominio sulla terraferma), assunse un'importanza cruciale la creazione e il controllo della rete viaria.
Si consideri che al massimo della sua estensione (V secolo d.C.) la fitta rete stradale romana contava quasi 100.000 chilometri, suddivisi in 400 grandi arterie.
Le strade furono costruite dai romani innanzitutto per permettere di muoversi rapidamente, al fine di controllare militarmente il territorio italico. La "regina delle strade" (regina viarum) fu indubbiamente la via Appia. Fu la prima strada a essere costruita (312 a.C.), la più importante e la meglio conservata, Appio Claudio Cieco, patrocinatore anche della costruzione del primo grande acquedotto per approvvigionare la città di Roma di acqua potabile. L'Appia inizialmente collegava Roma a Capua, ma successivamente fu prolungata fino a Brindisi, passando per Benevento, Venosa e Taranto.

Tutte le strade romane, che nacquero via via per volontà di un console, ne presero il nome (per questo sono dette strade consolari): ricordiamo ad esempio la via Flaminia, costruita nel 220 a.C. per collegare Roma a Rimini, poi prolungata con la via a Aemilia, che da Rimini giungeva a Piacenza; o la via Cassia, che dal 154 a.C. collegava Roma a Faenza. Il centro da cui si irradiavano tutte le strade era il Foro Boario, a Roma, dove sorse il primo insediamento portuale romano sul Tevere e dove fu collocato il miliarium aureum, la pietra miliare che indicava le distanze tra tutte le città più importanti dell'impero e l'Urbe.

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