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Diocleziano e la riorganizzazione dell’impero
Nel 284, il potere era passato nelle mani di Diocleziano, un soldato di umilissime origini. Egli fu autore di alcune riforme che rinnovarono completamente lo stato Romano. Diocleziano affermava che per sopravvivere l’impero avrebbe fondarsi su una struttura militare. Quello di Diocleziano fu un tentativo di rafforzare il potere imperiale facendolo evolvere verso forme di monarchia assoluta; l’imperatore diventava il solo dominus dell’impero. Per esercitare realmente il potere, l’imperatore doveva disporre di un esercito forte e di uno stuolo di funzionari fidati.

Per evitare la piaga delle ribellioni militari, Diocleziano riordinò anzitutto l’esercito. Il numero di soldati associati ad ogni legione fu diminuito, però, venne aumentato il numero delle legioni. L’esercito fu diviso in 2 parti: le truppe di frontiera, che risiedevano subito oltre il limes, mentre le truppe di combattimento erano stanziate nelle retrovie. Questo sistema restituì efficienza all’esercito ma comportò un enorme danno per le finanze dello stato. Tutto il territorio dell’impero venne ripartito in 12 “diocesi” che raggruppavano più province. Le varie diocesi furono a loro volta raggruppate in 4 regioni più ampie. Diocleziano, resosi conto che la difesa dei confini non poteva essere diretta da una sola capitale, spartì il potere con altre 3 persone di sua fiducia, cosicché il governo fu chiamato “tetrarchia”.

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