pexolo di pexolo
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Verità sulla “spoliazione”


Lungi dal comportarsi come Eusebio racconta, anche quando ebbe sotto il suo dominio tutto l’Oriente, Costantino non ordinò alcuna distruzione sistematica di templi e le ‘spoliazioni’, limitate ad alcuni sistemi templari a Costantinopoli e in provincia, furono interpretate come azione antipagana da Eusebio (e dagli scrittori cristiani, che in seguito utilizzarono la Vita Constantini) in virtù dell’idea che appropriarsi dei beni dei templi ne costituisse una violazione. Nelle città rifondate con il suo nome, o di singoli membri della nuova domus divina, l’imperatore lasciò che venissero elevati di nuovi templi e oltre a ciò, a Costantinopoli come a Roma, non mancò di tutelare gli antichi edifici votati agli dei e il loro corpo sacerdotale. Il racconto eusebiano, del resto, è poco affidabile e pieno di omissioni anche per quanto riguarda il comportamento di Costantino verso giudei e cristiani di Costantinopoli. Nel primo caso, si è affermato recentemente che le principali costituzioni costantiniane relative agli Ebrei (quasi tutte emanate dall’oriente) «confermano quanto Eusebio riferisce sullo stesso argomento nella sua Vita Constantini (v.C. IV 27)». In realtà, il passo eusebiano relativo alla liberazione degli schiavi cristiani circoncisi da un proprietario giudeo troverebbe riscontro nella produzione legislativa costantiniana solo se si considerasse emanata da Costantino una costituzione attribuita a Costanzo II . Per il resto, l’ostilità verso i Giudei, che Eusebio volentieri accredita all’imperatore cristiano, dovrebbe essere valutata con circospezione, tenendo conto dei privilegi ai capi delle sinagoghe, che Costantino confermò in varie occasioni. Anche in questo caso, un esame dell’edilizia sinagogale tra il III-IV secolo potrebbe offrire riscontri interessanti.
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