pexolo di pexolo
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Campidoglio


Il provvedimento, se concepito come durevole nel tempo, sarebbe stato certo lesivo del funzionamento dei sistemi templari; se viceversa avesse riguardato solo alcuni templi, individuati al momento come enti finanziatori, non avrebbe avuto effetti significativi per quelle strutture che avessero saputo ben gestire le finanze a disposizione. La retorica generalizzante delle fonti antiche, sia pagane che cristiane, non consente di capirne molto di più. In un contesto come quello postgiulianeo, di accesa competizione tra culti tradizionali e religione cristiana, la generosità di Costantino verso chiese e sacedoti cristiani può aver indotto Libanio a interpretare come un ‘togliere’ ciò che forse fu un ‘non dare’ e la nota di Malala non offre molte altre precisazioni. Costantino, di fatto, lasciò inalterati gli edifici pagani nei quartieri non investiti dal nuovo impulso costruttivo, mentre volle che fossero inglobati, rispettandoli come edifici sacri, nelle aree dove più forte fu il processo di ammodernamento. Il tempietto dei Dioscuri, mitici detentori dei cavalli di Mercurio a cui l’ippodromo di età severiana era già dedicato, divenne infatti parte del nuovo complesso costituito dal palazzo imperiale-ippodromo, sui cui portici le statue di Castore e Polluce erano ancora visibili al tempo di Zosimo. Di un proprio apparato sacerdotale dovette essere dotato il Campidoglio costantinopolitano. Sebbene l’unica fonte ad attribuirne la fondazione al primo imperatore cristiano sia la Vita Constantini del Codex Angelicus, datata tra IX e l’XI secolo, la sua esistenza nel corso del V secolo è attestata da varie fonti che lo menzionano. Dal Chronicon Paschale sappiamo che nel 407 ‘l’emblema di Cristo’ posto sull’edificio era crollato a causa di un violento temporale seguito a un terremoto.
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