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Teodosio e l’accordo con i Visigoti

Di fronte alla grande situazione venutasi a creare dopo la morte di Valente ad Adrianopoli, l’Augusto d'Occidente, Graziano, pose sul trono di Costantinopoli un generale di origine spagnola, Teodosio (dal 379); costui, però, non poté o non volle mobilitare le risorse dell’Impero per sconfiggere i Visigoti, ma cercò un accordo con loro.
I Visigoti infine accettarono di stipulare la pace e si acquartierarono nelle province danubiane come alleati dell’Impero. Questa scelta politica si rivelò un’arma a doppio taglio: in tal modo l’Impero si procurava certo l’aiuto di esperti combattenti che l’avrebbero difeso contro altre invasioni straniere e nello stesso tempo disinnescava il pericolo più immediato, ma era anche vero che la classe dirigente romana si consegnava nelle mani di soldatesche straniere, nella speranza di giungere ad assimilarle o quanto meno a controllarle.

GLi storici sono divisi in merito alla posizione da prendere in merito a questa politica: secondo alcuni, si trattò di una scelta obbligata e Teodosio fu abile nel portarlo a compimento in modo relativamente indolore; secondo altri, fu invece un autentico suicidio della classe dirigente romana, peraltro, incapace di affrontare la situazione con fermezza e di compiere i necessari sacrifici. In un primo tempo comunque la scelta di Teodosio sembrò dare i suoi risultati; anzi, dato il prestigio ancora altissimo della civiltà romana, vi fu una generazione di militari che divennero cortigiani imperiali o posarono donne dell’aristocrazia romana. Sembrò allora che stesse per formarsi una casta dirigente goto-romana in grado di garantire all'esangue aristocrazia dell’Impero un periodo di tranquillità


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