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La situazione politica dopo la morte di Cesare


La morte di Cesare provocò una grande crisi in politica perché i senatori erano impauriti, la vita era instabile ed erano aumentati i conflitti tra plebe e filocesariani. Queste conflitti erano molto violenti e proprio durante uno di questi, Bruto e Longino, due protagonisti della congiura contro Cesare, furono costretti a scappare rispettivamente in Grecia e Siria.
Per evitare altri problemi interni, i seguaci e gli oppositori di Cesare scesero ad un compromesso che consisteva nel conservare le cariche dei seguaci di Cicerone, nell'abolire la dittatura, nel mantenere però le leggi di Cesare e nell'organizzare solenni funerali di stato per quest'ultimo.
Durante quel periodo emersero in politica due nuovi uomini: Marco Antonio e Caio Ottavio.
Il primo era stato luogotenente di Cesare e voleva a tutti i costi diventare erede politico di Cesare.
Il secondo invece era il nipote di Cesare e aveva 19 anni. Alla morte, Cesare gli aveva lasciato tre quarti delle sua eredità e proprio questo incrementò l'ambizione di Ottavio nel mostrarsi come erede legittimo di Cesare.
Quando Ottavio rientrò a Roma per riscuotere l'eredità, in parte la sfruttò per ripagare i veterani e in seguito si propose di sconfiggere Marco Antonio. Con ciò conquisto la fiducia dell'esercito e del Senato; si alleò inoltre con Cicerone.
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