giogiua di giogiua
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Presso tutti i popoli del passato, nascere donna ha significato essere destinata a vivere all'ombra di un uomo e nel silenzio dell'ignoranza.
L'accesso al mondo del sapere e delle professioni è stato negato, per millenni, al cosiddetto sesso debole, con rare eccezioni.

La donna nell'antico Egitto, in Grecia e a Roma


Nell'antico Egitto, le bambine di alto rango venivano istruite, privilegio negato alle coetanee dei ceti più modesti. Eccezionali risultano i casi di donna scriba o di donna visir, mentre l'unico esempio di donna medico riguarda Paseshet, la cui attività è documentata a Sais durante la IV dinastia. Le donne nubili delle famiglie più in vista potevano aspirare al ruolo di sacerdotesse di Hathar, svolgendo il ruolo ausiliario di musiciste o danzatrici.
Particolarmente chiusa li risulta fosse la mentalità dei Greci. Nel multiforme mondo greco, l'educazione femminile seguiva schemi differenti ed è risaputo che le spartane godessero di maggior considerazione rispetto alle contemporanee Ateniesi. In generale,le donne greche antiche sono vissute ai margini della cultura e della vita civile fino all'età ellenistica, quando esse poterono finalmente affacciarsi al mondo delle professioni, come documentano alcune epigrafi che menzionano donne artiste, atlete e scienziate. Fra queste ultime, emerge il nome della matematica e astronoma Ipazia, nata tra il 350 e il 370 e uccisa nel 415 d.C. Gli antichi Romani erano legati all'immagine tradizionale della donna come sposa e madre amorevole, semplice, modesta e senza troppe ambizioni, anche se si dimostravano più tolleranti. Le epigrafi testimoniano la presenza di numerose sarte, pettinatrici e massaggiatrici. Le attività consentite alle donne romane erano per lo più di carattere pratico e tali da non richiedere studi particolari o approfonditi. La cultura, del resto, era considerata un requisito accessorio per una matrona.
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