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Il secolo d’oro dell’Impero


Nel secondo secolo dopo Cristo l’Impero raggiunge la piena maturità: le legioni conquistano altri territori, l’organizzazione è perfetta, la pace e l’ordine regnano dovunque. Gli imperatori governano con capacità e con saggezza. Ogni sovrano designa il successore e lo adotta come figlio. Così viene eliminata il turbolento intervento dei soldati e alla dignità imperiale vengono innalzate persone meritevoli di tanto ufficio.
Traiano (98-117 d. Cr.) divenne Imperatore a 45 anni. Era nato in Spagna e aveva guidato le legioni lungo tutti i confini dell’Impero. Egli governò saggiamente. Riteneva che fosse dovere del principe fare tutto il possibile per rendere felici i sudditi. Si dedicò pertanto con zelo all’alto ufficio al quale era stato chiamato. Restaurò le finanze, favorì i commerci e diede incremento all’agricoltura. Le legioni passarono il Danubio ed occuparono la Dacia (odierna Romania). A ricordo di questa impresa militare venne innalzata in Roma una splendida colonna, alta 34 metri, sulla quale sono rappresentati, in rilievo, episodi della guerra.
Intanto altri generali occupavano l’Arabia Petreia. Ai Parti tolse molti territori oltre l’Eufrate, costituendo tre nuove province (Armenia, Mesopotamia ed Assiria). I territori conquistati da Traiano furono in seguito perduti; ma i veterani, diventati poi coloni, lasciarono nella Dacia una traccia incancellabile: la lingua latina, dalla quale deriva la moderna lingua rumena.
A Roma Traiano fece costruire un grandioso Foro, terme imponenti e il mercato. Colpito da paralisi, morì in Cilicia nel 117 d. Cr. Gli successe Adriano.
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