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La libertà minacciata


Sul Mare Egeo, che si poteva ormai considerare un lago greco disseminato di città elleniche in ogni punto delle sue coste, si affacciarono verso il 500 a. C. i Persiani che, come abbiamo visto, nella loro espansione avevano occupato l’Asia Minore.
Alcune città greche dell’Asia Minore, come la fiorentissima Mileto, assoggettate dai Persiani, chiesero aiuto alle città della madre-patria e l’ottennero da Atene. L’aiuto non bastò a salvare Mileto, che nel 494 a. C. fu distrutta, ma convinse re Dario a muovere guerra alle città greche nel 490 a. C.
Le cause di queste guerre furono molteplici; non soltanto il contrasto per il dominio del Mare Egeo divideva i Greci dai Persiani, ma anche la diversa forma di civiltà. La civiltà persiana era tipicamente orientale, sia nella concezione della vita, profondamente religiosa, ma senza curiosità scientifica e senza grande civiltà artistica, sia nella forma di governo nella quale ogni potere era attribuito al Re dei Re, senza che il suddito vi partecipasse in alcun modo.
La civiltà greca era, al contrario, tipicamente occidentale: la religione era, fra tutte quelle già studiate, ma delle meno elevate, ma grande era il desiderio che i Greci avevano di conoscere la verità e di indagare le cause delle cose; la forma di governo caratteristica delle città greche 8con poche eccezioni, tra cui Sparta) era quella democratica nelle quali ogni cittadino partecipava al governo e ne condivideva la responsabilità.
Era difficile che il Re dei Re potesse tollerare che i suoi sudditi avessero troppo vicino agli occhi l’esempio di libertà offerto dai cittadini greci. Quando la rivolta di Mileto gli offrì l’occasione, il re Dario la colse, e preparò una spedizione contro la Grecia.
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