Concetti Chiave
- La popolazione schiava romana era composta principalmente da figli di schiavi nati in casa, prigionieri di guerra e schiavi importati da paesi con schiavitù esistente.
- I negoziatori di schiavi, considerati di basso rango, accompagnavano gli eserciti romani per acquistare prigionieri di guerra nei campi di battaglia o nei mercati.
- Gli schiavi in vendita venivano esposti su palchi di legno, con una tavoletta che indicava la loro origine, età, doti e difetti, garantita dal venditore.
- In assenza di garanzia, lo schiavo era coperto da un cappello, mentre quelli di maggior valore venivano mostrati in camere speciali per acquirenti selezionati.
- Gli schiavi di pregio, generalmente di origine greca, erano riservati a offerte adeguate, differente dalla vendita pubblica degli altri schiavi.
Indice
Origini della popolazione schiava
La popolazione degli schiavi, presso i Romani, constava in primo luogo dei figli di genitori schiavi, nati in casa, poi dei prigionieri di guerra, che sui campi di battaglia o nelle città prese di assalto erano raccolti in massa, e o messi senz’altro immediatamente in vendita dal questore che accompagnava l’esercito ( al prigioniero di guerra, messo in vendita come schiavo, si metteva sul capo una corona, come segno della sua venalità, e di qui l’espressione sub corona venire), oppure trasportati ai più celebri mercati di schiavi; oppure, infine, constava di quegli schiavi, che una tratta perfettamente organizzata importava da paesi dove già esistesse la schiavitù.
Commercio e vendita degli schiavi
Negoziatori di schiavi (mangones, venalicii), il mestiere dei quali era, per altro, tenuto a vile, non mancavano mai nel seguito degli eserciti romani; essi comperavano a frotte i prigionieri di guerra o al campo stesso o nelle principali piazze di schiavi, quali erano Roma e Delo.
Esposizione e valutazione degli schiavi
Gli schiavi in vendita erano generalmente esposti sopra palchi di legno (catasta) eretti a questo scopo. Una tavoletta (titulus) appesa al collo del prigioniero, ne indicava, sotto garanzia del venditore, la patria, l’età, le doti fisiche e morali, i difetti corporei, se per avventura ne aveva, e annunziava, infine, che l’individuo non s’era reso colpevole di alcun grave trascorso. Se invece il negoziatore di schiavi non assumeva nessuna garanzia, lo schiavo in vendita era coperto d’un cappello. Però gli schiavi di maggior pregio, greci per lo più, erano mostrati in speciali camere delle tabernae solo a quelle persone che erano in grado di far delle offerte corrispondenti al valore di quella merce di quantità superiore.
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Domande da interrogazione
- Quali erano le principali origini della popolazione schiava nell'antica Roma?
- Come avveniva il commercio e la vendita degli schiavi nell'antica Roma?
- In che modo venivano esposti e valutati gli schiavi in vendita?
La popolazione schiava presso i Romani era composta principalmente dai figli di genitori schiavi, dai prigionieri di guerra e da schiavi importati da paesi dove la schiavitù era già presente.
I negoziatori di schiavi, considerati di bassa reputazione, acquistavano prigionieri di guerra sia sul campo di battaglia che nei mercati di schiavi, come Roma e Delo, per poi rivenderli.
Gli schiavi erano esposti su palchi di legno con una tavoletta che indicava le loro caratteristiche e condizioni; quelli di maggior valore, come i greci, erano mostrati in camere speciali solo a potenziali acquirenti in grado di fare offerte adeguate.