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Rottura fra Sparta e Atene

Temistocle era stato cancellato dalla scena politica ateniese. L'ostracismo lo aveva infatti colpito nel 471 a.C.: per ironia della sorte, l'eroe che a Salamina aveva annientato la flotta del Gran Re finì ospite proprio della corte persiana, dove sarebbe morto qualche anno dopo, forse suicida. Presto però gli Ateniese dovettero rivalutare i consigli di Temistocle.
Nel 464 a.C. un gravissimo terremoto distrusse Sparta. Gli iloti della Messenia, sottoposti da sempre a un dominio brutale, diedero inizio a una violenta ribellione che condusse alla Terza guerra messenica (464-455 a.C.). Dopo le prime difficoltà, gli spartiati ebbero il sopravvento e spinsero gli iloti a ritirarsi sul monte Itome (nella parte orientale della Messenia). L'aspra natura del territorio e l'accanita resistenza dei ribelli indussero Sparta a chiedere l'aiuto di Atene.
Cimone sostenne fortemente la necessità dell'intervento, ma il comportamento delle truppe ateniesi fu ambiguo (evidentemente simpatizzavano con gli iloti), tanto che gli Spartani le invitarono a rientrare in patria. Per Atene fu un'umiliazione gravissima, e per Cimone la rovina politica: nel 461 a.C. fu colpito dall'ostracismo e lasciò la città.

L'affronto subìto da Atene portò alla rottura con Sparta. L'alleanza stabilita nel 481 a.C. in funzione antipersiana fu abrogata e Atene stipulò un accordo con Argo, tradizionale nemica degli Spartani. Fatto significativo, quando gli iloti ribelli, arroccati sul monte Itome, ottennero il permesso di uscire dal territorio spartano, fu Atene ad accoglierli e a procurargli un adeguato insediamento.

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