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Roma repubblicana

Nel periodo repubblicano i cittadini romani erano suddivisi in gruppi o classi (i comizi centuriati) , a seconda della loro ricchezza. I comizi si riunivano ogni anno per votare le leggi e per eleggere: due consoli, che avevano il compito di far rispettare le leggi e di comandare l’esercito; due pretori, che amministravano la giustizia; due censori, che valutavano la ricchezza (il censo) dei cittadini. Quando lo Stato era in grave pericolo, i consoli nominavano un capo unico, il dittatore, che riuniva in sé tutti i poteri e durava in carica per sei mesi. Un’altra importante assemblea era il Senato, formato da 300 cittadini anziani che avevano ricoperto cariche importanti. Essi avevano il compito di dare suggerimenti ai consoli e di controllare il loro operato. Inizialmente potevano diventare senatori, consoli o censori solo i patrizi, cioè i nobili e i ricchi. Gli altri, cioè artigiani, commercianti e contadini, chiamati plebei, non potevano assumere alcuna carica. Vi fu perciò una lunga lotta dei plebei contro i patrizi per ottenere parità di diritti. Alla fine i plebei ottennero di poter eleggere due rappresentanti che difendessero i loro interessi (i tribuni della plebe) e leggi scritte, valide per tutti, che vennero incise su dodici tavole di bronzo perché tutti i cittadini ne fossero a conoscenza e le rispettassero. I Romani furono anche grandi costruttori. Non solo in Italia, ma in tutti i territori che fecero parte del loro Impero si possono ancor oggi ammirare le loro opere: strade, ponti, anfiteatri, terme e acquedotti, come quello del Gard (in Francia). Scena di votazioni su una moneta romana. L’armatura di un legionario romano: elmo, corazza e lancia. Statua di Ottaviano imperatore. Gli elefanti da combattimento (i carri armati del tempo) usati da Annibale contro i Romani.
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