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Roma: il periodo della Repubblica


L’origine della Repubblica


Nell’a. 509 a.C., il re Tarquinio il Superbo fu cacciato da Roma. Perché?
La tradizione racconta che il figlio di Tarquinio aveva violentato una nobildonna romana, Lucrezia, che per la vergogna si sarebbe poi uccisa; il popolo avrebbe reagito e cacciato il re. La storia di Lucrezia è uno dei tanti racconti inventati per trasmettere ai posteri il rispetto dei valori della civiltà romana: in questo caso si tratta del valore della fedeltà coniugale e della castità della donna.
In realtà, Tarquinio il Superbo fu cacciato dai patrizi perché questi ultimi non condividevano le decisioni che il re aveva preso a favore di coloro che non erano nobili: la politica di Tarquinio il Superbo era stata favorevole a coloro che si erano arricchiti con la costruzione di edifici e col commercio e ad essi il re aveva regalato anche dei terreni. Anche se al momento della sommossa, i patrizi si avvalsero dell’aiuto dei plebei, dopo la caduta della monarchia, essi li esclusero dalla gestione del potere
La Monarchia fu quindi sostituita dalla Repubblica.
Al posto del re furono eletti due consoli, di origine patrizia, che restavano in carica per un anno, comandavano l’esercito e potevano convocare i comizi e il Senato. Con questa breve durata delle carche e a più persone, si voleva evitare che col tempo i poteri si concentrassero nelle mani di un solo individuo. Ciascuno dei due poteva impedire all’altro di realizzare un’iniziativa, esercitando il diritto di veto.
In realtà, non si trattava di una Repubblica, ma di un regime oligarchico, perché gestito da famiglie ricche.

Il ruolo della plebe diventa più significativo


Durante la monarchia, la plebe non aveva un ruolo importante nella politica. Infatti,
1. alla plebe non potevano essere assegnate le nuove terre conquistate di volta in volta
2. mancavano leggi scritte, per cui i patrizi amministravano le leggi secondo il proprio interesse,
3. il plebeo che non pagava i propri debiti diventava schiavo
4. i plebei non potevano far parte dell’esercito
5. un plebeo, anche se ricco, non poteva partecipare al governo della città
Già con la riforma di Servio Tullio, la plebe aveva cominciato ad acquistare un peso politico maggiore.
Ben presto, fra i patrizi e i plebei ci furono dei forti contrasti, a tal punto che i plebei arrivarono a costituire un ordine (una specie di partito politico moderno). D’altra parte, poiché i plebei erano entrati a far parte dell’esercito, essi contribuivano ormai in modo molto significativo alla difesa dello Stato; costituivano una parte molto attiva della popolazione ed alcuni, essendo artigiani o commercianti avevano anche raggiunto un certo benessere economico. E’ per questo motivo che i plebei cominciarono a reclamare una partecipazione attiva alla vita politica.
Nel 493 a.C. i plebei attuarono una forte protesta: per dimostrare che non avevano più intensione di combattere per i patrizi, lasciarono Roma e si rifugiarono sul colle Aventino (secessione dell’Aventino). Questa protesta si concluse con il riconoscimento dei tribuni della plebe, una specie di difensori della plebe (avevano il diritto di veto) ai quali fu garantita l’inviolabilità. La protezione accordata ai tribuni permise alla plebe di conquistare molti diritti fra cui quello importantissimo di ottenere che le regole del diritto fossero fissate per scritto in modo che non ci fossero più soprusi e che i giudici patrizi fossero costretti a rispettarle. Queste leggi furono chiamate Leggi delle XII Tavole e furono esposte al pubblico. Pur non abolendo i privilegi dei patrizi, le XII Tavole costituirono una grande conquista della plebe.
Più tardi i plebei ottennero anche la possibilità di sposarsi con un membro dell’ordine patrizio e successivamente ebbero anche la possibilità di essere eletti consoli. Bisogna però sottolineare che l’uguaglianza dei diritti patrizi – plebei era riservata solo agli uomini. Inoltre solo i plebei più ricchi potevano permettersi di dedicare il loro tempo alla politica, dato che per questi incarichi non erano previsti compensi.

Organizzazione del governo della Repubblica


Esistevano tre assemblee:

1) Comizi tributi: chiamati così perché si basavano sul voto espresso da ogni tribù. Comprendeva sia plebei che patrizi, ma i plebei avevano più importanza
2) Comizi centuriati: erano formati sia dai plebei che dai patrizi, ma era il voto di questi ultimi che aveva maggior peso. Essi nominavano i magistrati (fra cui i due consoli), dichiaravano la guerra e approvavano le leggi
3) Senato: l’incarico di senatore era a vita. Potevano diventare senatori solo coloro che appartenevano alle famiglie più ricche. In casi particolari, poteva eleggere anche un dittatura

Col tempo il Senato acquista sempre più importanza e con esso i patrizi. Perché?
I magistrati prima di prendere una decisione, dovevano sentire il parere dei senatori e col tempo la richiesta di un parere diventava sempre più obbligatoria. Inoltre i senatori venivano sempre più scelti fra gli ex-magistrati che a loro volta erano stati scelti dai comizi centuriati fra i patrizi. In questo modo i patrizi dominavano sempre più la vita politica di Roma. Da notare che mentre tutte le altre cariche erano temporanee, quella dei senatori era a vita e quindi, trattandosi di una carica stabile, i senatori avevano più possibilità di controllare la vita politica.

L’espansione di Roma durante la Repubblica


Durante la Repubblica, Roma si preoccupò anche di combattere e sottomettere i popolazioni vicine: i Sabini, gli Equi, i Volsci e gli Etruschi
A proposito degli Etruschi si deve ricordare l’episodio di Muzio Scevola che si bruciò la mano per non essere riuscito ad uccide il re etrusco Porsenna, il quale impressionato dal fatto, abbandonò la guerra. La realtà è diversa: per un breve periodo Roma era stata dominata dagli Etruschi.
L’espansione di Roma fu fermata dai Galli che nel 390 a.C. saccheggiarono la città, guidati dal loro capo Brenno I Romani poterono riprendere la città solo pagando una grossa somme come riscatto. A seguito del saccheggio da parte dei Galli i Romani costruirono intorno alla città delle mura molto poderosa che per 800 anni difesero la città dai nemici.
Dopo l’episodio dei Galli, Roma riprese l’espansione
1) Guerra contro i Sanniti che permise a Roma di annettere tutta l’Italia centrale e la Campania
2) Guerra Latina: alcune città distrutte, altre annesse a Roma. I Latini, però, godevano di alcuni privilegi anche se vinti in guerra.
3) Guerra contro Pirro, re dell’Epiro (attuale Albania)
Verso la fine del III secolo tutta l’Italia centrale e meridionale era sotto il dominio di Roma
Con le guerre alcuni cittadini romani diventarono più ricchi, altri si impoverirono a causa dei saccheggi a cui erano sottoposte le campagne.
I cittadini diventati più poveri trovarono una soluzione a questo problema trasferendosi nelle terre conquistate (colonie). Questo fu positivo perché i conflitti sociali fra ricchi e poveri diminuirono.
Alle colonie romane si aggiunsero quelle latine, cioè quei territori che prima appartenevano alla lega latina e che avevano una forma di amministrazione simile a quella di Roma. Se un abitante di una colonia latina si trasferiva a Roma, otteneva la cittadinanza romana.
Esistevano anche delle città, occupate dai Romani, che però conservano i diritti che avevano prima della conquista. Essi si chiamavano municipi.
Con i popoli più lontani, i Romani facevano delle alleanze. Restavano indipendenti, ma avevano l’obbligo di aiutare i Romani in caso di guerra. (socii)
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