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Roma: il periodo regio


Nei primi secoli della sua storia, Roma era una città-stato con analogie con le poleis greca, cioè una città con un suo ordinamento autonomo, in cui il popolo era titolare del potere sovrano, il cui esercizio veniva poi delegato ad un magistrato (rex) , che restava in carica per tutta la vita e non rendeva mai conto ai cittadini del proprio operato. Aveva molti poteri, tuttavia la sua carica non era ereditaria, bensì elettiva. Il re era il capo dell’esercito (= imperium) ed il potere di polizia per cui aveva il diritto di vita e di morte sui cittadini. Amministrava la giustizia risolvendo le vertenze fra cittadini e gestiva le ricchezze della comunità. Aveva anche il potere legislativo: infatti emetteva delle ordinanze, chiamate leggi regie, a cui i cittadini erano tenuti ad obbedire. Aveva anche il potere religioso. Li potere monarchico durò dal 753 al 508 a.C.. Secondo la tradizione, nel 509 il popolo cacciò l’ultimo re e Roma si trasformò in Repubblica.
La leggenda parla di sette re; in realtà è molto probabile che i re fossero molto più numerosi e che siano ricordati solo quelli che abbiano introdotto più modifiche ed innovazioni. Di questi sette, i primi quattro erano latino-sabini e gli ultimi tre di origine etrusca. I prime quattro sono stati: Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio e Anco Marzio.
Per tradizione sappiamo che Romolo fu il fondatore di Roma e dotò la città delle prime istituzioni politiche, militari e giuridiche. Innanzitutto istituì la monogamia e la punizione dell’adulterio. Introdusse anche la proprietà privata (= heredium) assegnando ad ogni gruppo familiare un terreno di un’restensione di circa 5000 m2 . Il suo regno durò quaranta anni e ala sua morte fu considerato una divinità e adorato con il nome di dio Quirino.
Il suo successore, Numa Pompilio si occupò soprattutto dell’organizzazione della vita religiosa e introdusse il calendario romano che, come oggi, divideva già l’anno in 12 mesi e 365 giorni. Il suo calendario, chiamato numano, scandiva la vita religiosa, militare e giuridica della città.
Alla sua morte gli successe Tullio Ostilio. Come lascia supporre il nome, si trattava di un re guerriero. Si preoccupò di estendere i domini di Roma, lottando contro la vicina città di Alba Longa che alla fine fu conquistata. La leggenda narra che durante il suo regno avvenne la sfida fra gi Orazi ed i Curiazi, rispettivamente tre fratelli originari di Roma e di Alba Longa. Dall’ esito della loro sfida sarebbero dipese le sorti di Alba Longa e così fu: la città rivale di Roma fu definitivamente conquistata.
Il successore Anco Marzio continuò la politica espansionistica del suo predecessore estendendo il dominio romano fino ad Ostia, permettendo così alla città di affacciarsi al mare. Promosse anche importanti opere pubbliche come la costruzione della prima cerchia di mura e del primo ponte sul Tevere, il ponte Sublicio.
Tra il VII e il VI secolo a.C., Roma fu dominata dagli Etruschi, ma non in senso militare del termine. Attirati dalle fiorenti attività economiche e commerciali facilitate dalla posizione geografica della città, molti Etruschi si trasferirono a Roma. Col tempo, questi Etruschi raggiunsero una posizione di rilievo all’interno della società che li avevano ospitati. Erano ricchi, possedeva una certa cultura, avevano conoscenze di architettura e religiose molto avanzate; erano capaci di costruire case in pietra, strade, ponti ed acquedotti ed erano particolarmente esperti nell’arte divinatoria che i Romani apprezzavano particolarmente. Di conseguenza fu facile per i re etruschi salire al potere senza aver bisogno di un intervento armato: con il prestigio e le competenze dimostrate riuscirono molto facilmente ad imporre la propria volontà.
I tre re etruschi si occuparono soprattutto di sviluppo economico ed urbanistico e grazie a loro Roma acquistò le caratteristiche di una vera città. Tarquinio Prisco fece costruire importanti opere pubbliche come la Cloaca Massima che consentiva di scaricare nel Tevere le acque che rendeva praticamente inabitabile la zona compresa fra il colle Palatino e il Campidoglio. Una volta eliminato il problema, in tale area, fece sviluppare il mercato dei buoi, chiamato foro Boario.
Servio Tullio edificò delle nuove mura (chiamate mura serviane) e molti templi. Intervenì anche nell’organizzazione politica portando il numero dei senatori a 100 ed istituendo i comizi centuriati a cui i cittadini potevano partecipare in funzione del censo, cioè in funzione della ricchezza posseduta Il suo successore, Tarquinio il Superbo ci viene presentato dalla tradizione come un despota molto crudele, infliggendo ai Romani torture e sofferenze. Può darsi che queste notizie non corrispondano alla verità, tuttavia esse cui sta ad indicare come i Romani cominciassero ad essere insofferenti nei confronti dei re stranieri. D’altra, bisogna tener conto del fatto che a Roma si stavano costituendo delle famiglie aristocratiche che non tolleravano il potere assoluto della monarchia che quindi con Tarquinio il Superbo inizia ad entrare in crisi.
Come in ogni città-stato, anche a Roma il popolo si riuniva in assemblee. All’inizio esistevano due assemblee: il Senato e i comizi curiati.
Il Senato (da senex = vecchio) era consultato regolarmente dal re per questioni riguardanti la politica interna ed estera. Si trattava di un’assemblea ristretta alla quale avevano diritto di partecipare solo i capi delle gentes cioè da quegli insiemi di persone libere che discendevano dallo stesso antenato e che portavano un nome comune, chiamato “gentilizio”. Tuttavia, poiché col tempo, i capi gentilizi acquisivano sempre più potere, per contenerlo si pensò bene di far entrare nel Senato anche i patres familias a cui furono assegnati de poteri che inizialmente spettavano ai patres gentes.
I comizi curiati era un’assemblea allargata. Romolo aveva diviso il popolo in tre tribù, in funzione dell’area geografica in cui abitavano: gli abitanti del palatino, gli abitanti del Quirinale, la cui origine era forse sabina ed un terzo gruppo, forse di origine etrusca, di cui poerò non conosciamo la residenza. I comizi curiati rispettavano questa suddivisione: infatti i comizi era formati da trenta curie, dieci uomini per ciascuna tribù ed ogni curia comprendeva dieci gruppi gentilizi. Quindi si può affermare che i comizi curiati non erano una vera espressione popolare.

Dal punto di vista sociale, la popolazione era divisa in patrizi e plebei. I patrizi godevano dei pieni diritti di cittadinanza e per giustificare questo privilegio vantavano di essere discendenti da un eroe mitico

I plebei erano coloro che non disponevano terre proprie da coltivare e che per questo erano costretti a lavorare le terre altrui. Esisteva anche una terza classe sociale: i clienti. I genere si trattava di persone straniere che in cambio della protezione del capo di una gens (chiamato patrono), svolgevano tutta una serie di servizi per il patrono. I rapporti fra patroni e clienti si basavano sulla fiducia reciproca.

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