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Roma diventa una città stato

Romolo diede una prima forma organizzativa alla società. Distribuì gli abitanti in tre tribù su base etnica. Istituì il senato, l’assemblea degli anziani che doveva collaborare con il re e garantire la continuità del governo scegliendo il successore; creò inoltre la distinzione tra plebei e patrizi. Infatti a Romolo veniva attribuità l’istituzione della proprietà privata della terra: avrebbe assegnato a ciascuno degli abitanti un appezzamento di circa mezzo ettaro.
A Romolo seguì il sabino Numa Pompilio: la tradizione gli attribuisce la prima legislazione della città e l’istituzione del calendario e dei più antichi collegi religiosi. Fu poi la volta dei due guerrieri, Tullio Ostilio e Anco Marcio, che rafforzarono il potere di Roma.
Nel IV secolo Roma passò sotto il dominio Etrusco e divenne ancora più grande nella sua magnificenza.

Il primo re di origine etrusca fu Tarquinio Prisco; il successore, Servio Tullio. Infine un altro Tarquinio, detto ‘Il Superbo’, fu l’ultimo re, Roma passò dal reggime monarchico alla repubblica. I re etruschi rafforzarono militarmente Roma, la fortificarono con una cerchia di mura e la inserirono in una stretta alleanza con le città etrusche; essi provarono a rafforzare il potere del re indebolendo i clan aristocratici.
Servio Tullio, suddivise le popolazioni di Roma in tribù; a Servio Tullio è attribuita un’altra importante riforma: la divisione dei cittadini in classi secondo la ricchezza personale. Inoltre attuò una importante riforma dell’esercito, con l’introduzione della falange oplitica su modello greco.
Quando venne firmato il trattato con Cartagine (508-509 a.C. in cui i cartaginesi riconoscevano la superiorità di Roma e in compenso Roma si impegnava a non navigare nelle acque Cartaginesi) l’ultimo re etrusco, Tarquinio il Superbo, fu cacciato da una rivolta e la città si era data un ordinamento repubblicano. La data tradizionale della fine della monarchia è il 509 a.C.. La cacciata del re fu opera delle famiglie patrizie che miravano a riprendere il controllo della vita politica romana.

La società di Roma Arcaica

Un gruppo d famiglie che riconoscevano un antenato comune e si sentivano legate da vincoli di sangue, costituiva una gens. La famiglia aveva un ordinamento patriarcale: il potere del capo famiglia era assoluto nella gestione dei beni che nei riguardi delle persone. Il padre aveva persino diritto a vendere i figli o in certi casi di ucciderli. Compiuti i sedici anni il giovane era condotto dal padre nel Foro, dove diventava un cittadino romano. Tuttavia, anche da adulto il figlio rimaneva sottomesso al padre che prendeva tutte le decisioni sulla sua vita e sul suo matrimonio.

Il peso delle donne nella società era scarso; la sua inferiorità sociale è deducibile dal fatto che non avevano un nome proprio, ma portavano quello della gens e della famiglia a cui appartenevano. Le donne non prendevano parte alla vita pubblica e non potevano testimoniare in tribunale. Alla morte del padre venivano affidate a un tutore che decideva per loro.

Le curie, il re e il senato

Romolo raggruppò le genti in trenta curie, che a loro volta facevano capo a tre tribù. Le curie erano circoscrizioni con funzioni militari e civili. La funzione militare di ognuna era fornire dieci soldati a cavallo e cento fanti all’esercito della città. Sul piano civile l’assemblea delle curie veniva convocata per acclamare il nuovo re.
L’assemblea delle curie (comizi curiati) veniva convocata per attribuire il potere di comando militare ai più importanti magistrati.
La carica del re era vitalizia, ma non ereditaria. Il monarca era sostituito nelle sue funzioni da un’assemblea degli anziani, il senato, composto in origine da cento membri che furono portati a trecento verso la fine dell’età monarchica. Il senato aveva anche il compito dopo la morte del re di eleggere il suo successore.

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