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La prima guerra persiana


La prima guerra persiana nacque da una città-stato della Ionia, una regione dell’Asia Minore, che venne sottomessa dall’Imperatore Dario e governata del tiranno Aristagora; Aristagora però si mise a capo di una rivolta contro i persiani, chiedendo aiuto anche alle principali poleis della Grecia: ricevette solo un piccolo contributo navale da Atene ed Eritrea.
La rivolta stava avendo successo: infatti, le truppe di Aristagora riuscirono ad occupare Sardi, la sede del satrapo (colui che controllava una delle venti satrapie in cui era diviso l’Impero persiano), obbligandolo a fuggire.
Nonostante questo iniziale successo, le truppe persiane riuscirono ad avere la meglio: la città-stato di Mileto venne distrutta e i suoi abitanti vennero ridotti in schiavitù e portati in Mesopotamia.
Dopo aver sconfitto Mileto, Dario decise di vendicarsi anche delle due poleis greche che avevano contribuito alla rivolta, Atene ed Eritrea. Invase la Grecia nell’estate del 490 a.C. con delle truppe composte dai 20 000 ai 25 000 uomini (tra loro c’era anche Ippia, il figlio di Pisìstrato che, incapace di governare Atene venne cacciato e si rifugiò dal Gran Re di Persia).
Lo scontro decisivo avvenne a Maratona (circa 40km da Atene): nonostante l’esercito ateniese fosse meno numeroso rispetto a quello persiano (circa 200 uomini), erano molto più abili, tanto abili che riuscirono a mettere in fuga più di 6000 persiani, grazie anche alla loro guida, il generale Milziade.
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