1. Roma alla conquista dell’Italia

La minaccia dei Galli

La debolezza degli Etruschi dipendeva anche dall’avanzamento dei Galli (Celti).
Nel 390 a. C. dopo aver attaccato Chiusi una loro banda si diresse verso Roma. Una leggenda racconta che la prima volta che i Celti provarono ad entrare silenziosamente in città le oche sacre a Giunone avevano iniziato a starnazzare accorgendosi di loro e così non erano riusciti nell’impresa. La seconda volta i romani non furono altrettanto fortunati e i Galli fecero un orrendo saccheggio, inoltre i romani dovettero anche pagare un riscatto in oro. La leggenda racconta anche che il capo dei galli, Brenno, aveva lanciato la sua spada sulla bilancia durante la pesatura del l’oro urlando “Guai ai vinti!” ma Furio Camillo con un nuovo esercito aveva gridato “Non con l’oro ma con il ferro si riscatta la patria” e aveva fatto fuggire i Galli. Infatti essi non volevano conquistare Roma ma desideravano soltanto un ricco bottino.

La supremazia sul Lazio

Durante il V e il IV sec. Roma affrontò delle battaglie con i popoli vicini:
-vi fu una guerra con gli Equi nel quale l’eroe fu Lucio Quinzio Cincinnato che la tradizione idealizzo come un esempio di virtù dell’epoca
- e una battaglia con i Volsci nel V sec., ma questo popolo era tornato pericoloso dopo che Roma aveva subito il saccheggio da parte dei Galli.
Ancora una volta Furio Camillo a capo dell’esercito romano ebbe la meglio e fondò nel territorio dei Volsci alcune colonie in modo da poter controllare quel popolo.
dopo questa battaglia Roma riacquistò la sua posizione a capo della lega Latina e tra il 358 e il 351 a.C. intraprese una nuova guerra con Tarquinia dalla quale uscì vincitrice.

Le guerre Sannitiche

Roma intraprese poi contro i Sanniti tre lunghe guerre dal 342 al 290a.C. Durante la seconda (la più lunga tra le 3) le truppe romane furono prese a sorpresa e vennero rinchiuse nella stretta valle di Caudio. Costrette ad arrendersi dovettero affrontare il tremendo episodio delle Forche Caudine e passare sotto un giogo fatto di giavellotti nemici in mezzo ai loro scherni.
La terza guerra vede come protagonisti Roma contro una formidabile lega di Sanniti, Etruschi,Galli e Tarentini. Il conflitto fu deciso dalla battaglia di Sentino dove morirono circa 25 mila uomini.
Dopo la sconfitta la coalizione si sciolse e solo i Sanniti continuarono a combattere Roma, ma dopo continue sconfitte si piegarono all’alleanza con la repubblica. Alla fine di queste continue battaglie contro i Sanniti, Roma aveva conquistato quasi tutta l’Italia ma continuava a sentirsi minacciata da Taranto.

Le guerre contro Taranto e la conquista della Magna Grecia

Taranto chiamò in suo aiuto il re dell’Epiro, Pirro che intervenne con i suoi elefanti, animali dalla forza travolgente. I Romani che non avevano mai visto questi animali ne rimasero scioccati e persero alcune battaglie, ma le vittorie di Pirro erano solo apparenti. Roma riprese la guerra grazie alle esortazione del vecchio Appio Claudio Cieco e nella battaglia di Malevento nel 275 a.C. ottenne la vittoria. così Malevento cambio il nome in Benevento e Pirro tornò in Grecia dopo aver lasciato un presidio a Taranto che si arrese nel 272 a.C. Nell’ultima parte di questa guerra Roma aveva avuto come alleata Cartagine ma dopo la vittoria su Pirro le due potenze iniziarono una durissima lotta sul dominio del Mar Mediterraneo.

L’organizzazione dei territori conquistati

Quando Roma conquistava un territorio i suoi abitanti non diventavano i suoi sudditi ma alleati ed eraNo soci romani cioè alleati di Roma (si costituirono quindi stati federali). Le città vinte si chiamarono municipi e i loro abitanti anche se cittadino romani non godevano di tutti i diritti infatti il diritto di voto gli era concesso solo dopo aver dimostrato la propria fedeltà e dovevano pagare pesanti tributi, (discriminazioni che porteranno a dure lotte e così Roma estenderà la cittadinanza anche ai soci italici). Inoltre Roma fondò varie colonie e divise le terre tra i contadini.

2. Lo scontro fra Roma e Cartagine

La potenza di Cartagine

Dopo aver ottenuto la vittoria su Pirro, Roma si presentava come la diretta concorrente di Cartagine.
Essa era la più importante tra le colonie fenicie e stando sul Golfo di Tunisi e godendo quindi di un’ottima posizione geografica era diventata presto una grande potenza economica. La sua ricchezza si basava sul commercio e le sue navi trasportavano merci di ogni tipo. Inoltre il territorio cartaginese era molto ricco e fertile il che contribuì notevolmente allo sviluppo di questa città al punto che il senato romano decise di far tradurre in latino il trattato di agronomia del fenicio Magone. Inoltre le popolazioni sottomesse a questa grande potenza versavano ogni anno grandi tributi. Il territorio Cartaginese comprendeva le coste africane fino all’attuale Libia, quelle spagnole, la Sardegna, la Corsica e parte della Sicilia. Nel corso dei secoli i cartaginesi avevano tentato invano di strappare a Greci anche il resto della Sicilia.

La società e la politica di Cartagine

A capo dello stato dei cartaginesi c’erano due Sufeti che come i consoli romani venivano eletti ogni anno e avevano i poteri che un tempo appartenevano ai re. Non guidavano, a differenza dei consoli, l’esercito che era affidato ai generali di professione (sconfitta equivaleva alla morte) essi erano affiancati dal senato che era formato da 300 rappresentanti tra gli aristocratici cittadini che promulgavano le leggi, stringevano alleanze e decidevano della guerra e della pace. Inoltre vi era un altro consiglio più ristretto detto “dei Cento” che amministrava la giustizia e si occupava della sicurezza dello Stato con potere di vita o di morte sui cittadini.L’assemblea dei cittadini era invece convocata solo in caso di divergenza tra i sufeti e il senato. Si trattava quindi di un sistema oligarchico con il potere nelle mani dell’aristocrazia mercantile. Ma la debolezza di Cartagine stava nell’esercito composto prevalentemente di mercenari.

La prima guerra punica (264-241 a.C.)

Alla metà del III sec. Cartagine esercitava il predominio su tutto il Mediterraneo.
La causa della prime delle tre guerre dette “puniche” fu l’appoggio dato da Roma a un gruppo di Mamertini in lotta con Siracusa che per resistere si alleò con Cartagine.
Roma dichiarò allora Guerra a Cartagine e proprio in questa occasione i romani che non erano molto potenti nelle battaglie navali inventarono il “corvo” una specie di ponte levatoio con un artiglio di ferro alla fine che agganciava la nave nemica e permetteva ai soldati di combattere corpo a corpo sulla nave.Inoltre le navi da battaglia romane erano munite di rostri per sfondare le fiancate delle navi nemiche.A Milazzo nel 260 a.C. il console Caio Duilio riportò la prima vittoria di Roma sul mare e a Roma si celebrò il primo trionfo navale che venne onorato nel foro con una colonna rostrata.

La fine della guerra e il domini di Roma sull’Italia

Il tentativo di continuare la guerra sul suolo africano non fu un successo e il console Attilio Regolo,che comandava in battaglia, fu ucciso insieme a molti dei suoi soldati. Secondo Tito Livio , Attilio Regolo prigioniero dei cartaginesi fu inviato a Roma con la promessa di convincerla alla pace me egli al contrario convinse i cittadini a resistere e poi mantenendo la parola data torno dai cartaginesi che per vendetta lo fecero morire in una botte irta di chiodi fatta rotolare giù da una collina. Dopo tutto ciò che aveva subito Roma fece un ultimo sforzo e con il denaro prestato dai ricchi patrizi allestì una nuova flotta e al largo delle isole Egadi Lutazio Catullo ottenne una grande vittoria navale sull'esercito nemico guidato da Amilcare Barca il padre del grande condottiero Annibale. Così si concluse la prima guerra punica: la Sicilia era sotto il controllo di Roma poi seguirono le conquiste della Sardegna e della Corsica sempre a scapito dei cartaginesi. Tutta la penisola italiana era quindi sotto il controllo di Roma e Cartagine aspirava ormai alla conquista della Spagna ma Roma blocco le conquiste della Spagna all’altezza del fiume Ebro.

La nascita delle province

Roma aveva sempre lasciato alle città federate autonomia e libertà politica. La provincia invece ne fu privata. I coloni Greci e gli Indigeni si trovarono ad essere sudditi e non alleati di Roma e in quanto tali dovettero versare pesanti tributi e cedere molte terre.Sul suole delle provincie era inoltre stanziato un contingente militare. il governo delle provincie fu affidato a consoli o pretori che avevano concluso il loro mandato e che assunsero il titolo di proconsoli o propretori ma questi governanti spesso si arricchirono ingiustamente.

La seconda guerra punica (219-201 a.C) la disfatta di Canne

Annibale comandava le truppe dislocate in Spagna ed egli dedicò tutta la sua vita alla guerra contro Roma.
In Spagna Annibale attaccò la città di Sagunto a sud del fiume Ebro ma amica di Roma e l’espugnò. Roma dichiarò allora guerra a Cartagine e così Annibale lasciò la Spagna e attraversò le Alpi portando con sé gli elefanti lasciando i romani sbigottiti. Dopo tre sfolgoranti vittorie sui fiumi Trebbia e Ticino e sul lago Trasimeno con l’aiuto dei Galli, Annibale giunse alle porte di Roma.
Per proteggersi i romani distrussero i ponti sul Tevere e per affrontare l’emergenza nominarono un dittatore Quinto Fabio Massimo detto il “temporeggiatore” che riuscì ad evitare lo scontro frontale logorando l’esercito cartaginese con la guerriglia e piccole scaramucce.Annibale lontano dalla patria e privo di rinforzi evitò Roma e si diresse in Puglia. Scaduto il tempo della dittatura nel 216 a.C. i nuovi consoli decisero di dare battaglia ad Annibale che si era stabilito a Canne presso Barletta. La cavalleria cartaginese era molto mobile e veloce. Annibale finse di far ritirare il centro dello schieramento e poi all’improvviso circondò i romani e fu un massacro.

Le difficoltà di Annibale

La sconfitta fu un colpo durissimo per Roma ma anche Annibale e i suoi erano stanchi dallo scontro, così risalito la penisola e si fermarono a Capua. L’impresa di Annibale aveva due punti deboli: il primo era che Cartagine assurdamente invidiosa del suo generale non mandava gli aiuti necessari e il secondo che la rivolta dei popoli italici tanto sperata da Annibale non era avvenuta, poiché Roma aveva un atteggiamento completamente diverso da quello che aveva Cartagine nei confronti dei vinti. Annibale finì per diventare quasi prigioniero dei romani poiché era costretto a rimanere a Capua. Nel 208 a.C. le nuove truppe, portate dal fratello Asdrubale furono vinte dai Romani presso il fiume Metauro,nelle Marche e Asdrubale morì in battaglia. Roma aveva riconquistato Siracusa nonostante le geniali macchina da guerra inventate da Archimede, mentre il giovane generale Publio Cornelio Scipione accumulata nuove vittorie in Spagna.

Fine della seconda guerra Punica. Vittoria romana a Zama (202 a.C.)

Publio Cornelio Scipione venne eletto console nel 205 a.C. e fu lui a convincere i romani a riportare la guerra in Africa costringendo Annibale a lasciare l’Italia. Scipione mise insieme un grande esercito con soldati volontari forniti dagli alleati italici e con l’aiuto di Massinissa, il re della Numidia (promettendogli la restituzione del regno di Cartagine).
Il piano funzionò e Annibale tornò in Africa e a Zama, nel 202 a.C. i romani vinsero una battaglia decisiva.Cartagine fu costretta a rinunciare a tutti i suoi possedimenti ad eccezione dell’Africa, alla sua flotta e a pagare una pesantissima indennità di guerra. Inoltre la Spagna fu divisa in due province al di qua e al di là della Sierra Morena. Ma Scipione non volle Annibale come prigioniero. A Scipione (detto l’Africano) fu dedicato il trionfo romano.
3. La conquista dell’oriente mediterraneo e la fine di Cartagine

La prima e la seconda guerra Macedonica

Roma aveva già affrontato la Macedonia nel corso della seconda guerra Punica. Nel 215a.C. Annibale aveva stretto un’alleanza con il giovane re di Macedonia Filippo V e Roma aveva inviato una flotta in Grecia per evitare l’arrivo di rinforzi per i cartaginesi. La campagna militare si era conclusa con un trattato di pace nel 205 a.C.
La seconda guerra scoppiò quando Filippo V attaccò Atene, alleata di Roma. Nel 200 a.C Roma mandò una flotta i Grecia; i suoi alleati erano l’isola di Rodi e il re di Pergamo. Dopo una serie di scontri non decisivi, nel 197 a.C. si giunse a d una battaglia sulle colline Cinoscefale. Qui la falange oplitica macedone non riusciva a muoversi liberamente e così i romani guidati dal console Tito Quinzio Flaminio ottennero una stracciante vittoria.

Flaminio e la libertà dei Greci

Il re sconfitto fu costretto a consegnare la flotta, a rinunciare a tutti i presidi militari e a pagare un’indennità di guerra. L’atto più clamoroso di questo conflitto fu compiuta dal console Tito Quinzio Flaminino che a Corinto durante i giochi ismici annunciò la libertà della Grecia. Egli anche solo trentenne era stato un grande generale estimatore della Grecia.
I Greci poi riconobbero subito la potenza di Roma e ben presto chiesero aiuto e protezione.

La prima guerra siriaca

Roma doveva inviare un nuovo esercito in Grecia. Il potente re di Siria Antioco III minacciava la libertà del regno di Pergamo e Rodi.Egli aveva esteso il suo potere fino in Asia Minore. Nel 192 a.C. Antioco attaccò la Grecia e Roma gli dichiarò guerra e fra gli alleati della repubblica vi era il macedone Filippo V. Un primo scontro fu vinto dal console Acilio Glabrione al passo delle Termopili (191 a.C.).
Antioco III sconfitto lascio la Grecia e sposto tutte le operazioni militari in Asia Minore.
Lucio Cornelio Scipione, il fratello dell’ Africano ottenne la vittoria decisiva a Magnesia. Le trattative di pace si tennero ad Apamea nel 188a.C.

La terza guerra macedonica e la fine della libertà Greca

La terza guerra Macedonica scoppiò con l’ascesa al trono di Perseo, figlio del re Filippo V egli nutrì sempre sentimenti ostili verso Roma e nel 171 a.C. si giunse allo scontro. Nei primi tre anni Roma registrò sempre fallimenti ma, nel !68 a.C il console Lucio Emilio Paolo sbaragliò l’esercito di Perseo a Pidna. Perseo fu fatto prigioniero ed esibito nel trionfo del console, la Macedonia fu divisa in quattro repubbliche autonome e il bottino di guerra fu così ricco da permettere ai cittadini Romani di non pagare più le imposte fino alle guerre civili del 43 a.C. Nel 148 a.C. Quinzio Cecilio Metello sconfisse Andrisco, un avventuriero che spacciandosi per il figlio di Perseo stava tentando di ricostruire il regno. La Macedonia fu resa una provincia e dopo la battaglia vinta da Lucio Mummio contro gli achei a Corinto nel 146 a.C. la Grecia subì lo stesso destino.

La terza guerra punica (149 a.C.-146 a.C.)

Cartagine si risollevò velocemente dalla sconfitta subita nonostante gli attacchi del re Massinissa. Così quando alcuni romani andarono a verificare questi attacchi, Marco Porzio Catone che era tra loro rimase colpito dallo splendore di Cartagine e disse “ritengo che Cartagine debba essere distrutta”. Infatti la città così rifiorita poteva rappresentare una minaccia. Allora i romani ordinarono a Cartagine di abbandonare la costa e spostarsi verso l’interno ma i cartaginesi dopo una vana resistenza furono sconfitti quando nel 146 Scipione Emiliano prese la città. Essa fu cosparsa di sale e gli abitanti venduti come schiavi.

Le guerre contro i Galli nella pianura Padana e contro gli Iberi in Spagna

Nel 197-96 a.C. vennero condotte una serie di spedizioni contro i Liguri e contro le tribù galliche insediate nella valle del Po. La vittoria decisiva presso Mediolanum garanti a Roma il definitivo controllo di queste regioni. Negli stessi anni Roma si volse alla Spagna ma lo sfruttamento e le ruberie dei pretori romani portarono i popoli iberico alla rivolta così Roma intervenne con diverse spedizioni militari. L’ultimo atto di questa guerra fu la distruzione di Numanzia nel 133a.C. da parte di Scipione Emiliano.

Roma e la cultura ellenistica:il ciclo degli Scipioni

Con la conquista della Grecia, Roma assunse la cultura ellenistica invase la repubblica. Molti giovani cominciarono a recarsi nei più grandi centri di cultura del mondo greco per completare la loro formazione. Ed iniziarono a fluire intellettuali greci a Roma come Polibio che fu accolto nel circolo degli Scipioni. Infatti Emiliano Scipione era un grande amante della cultura greca e aveva ricevuto in dono dal padre la biblioteca macedone.

Mare nostrum

Ormai tutto il Mediterraneo era mare romano poiché le coste che si affacciavano su esso erano solo quelle della repubblica. Inoltre in Italia erano state costruite grandi strade che portavano il nome dei consoli più importanti.
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