Video appunto: Roma - Cariche politiche periodo repubblicano
L'esercizio delle alte magistrature divenne sempre più aspramente conteso perché dava occasione ai singoli senatori di accrescere ricchezza, prestigio e potere personali grazie ai comandi militari. Altre cospicue opportunità di trarre vantaggio dall'esercizio degli uffici pubblici erano offerte dal governo delle province soggette a Roma, i cui abitanti erano considerati sudditi a tutti gli effetti.
Le province erano governate, per un periodo da uno a tre anni, da consoli o pretori usciti di carica, che prendevano il titolo di proconsole e propretore. I governatori (proconsoli o propretori) detenevano poteri molto vasti, rappresentavano su scala locale la massima autorità civile e militare e potevano dunque vessare a piacimento le popolazioni locali. Per porre freno agli abusi, nel 149 a.C. il senato stesso promosse l'istituzione di un tribunale permanente de repetundis (delle 'cose che devono essere restituite' e quindi 'dei risarcimenti') che doveva esaminare principalmente le denunce delle comunità locali contro i governatori.

Con un limite grave, però: il tribunale era composto da senatori e quindi da esponenti del medesimo ordine al quale appartenevano gli accusati. Era inevitabile che la grandissima maggioranza degli accusati venisse assolta. Nelle province tuttavia assai più odiati dei governatori erano i publicani. I publicani erano gli appaltatori pubblici addetti alla riscossione dei tributi dovuti dalle province. La Sicilia era tenuta a versare una percentuale prestabilita dei propri raccolti, in particolare di frumento, destinata al rifornimento degli eserciti e all'approvvigionamento alimentare di Roma. Altre province erano obbligate a versare denaro o altri beni materiali