Il trionfo del generale vittorioso


A un generale vincitore non era concesso di entrare a capo delle sue truppe nel territorio italico e tanto meno a Roma: l'unico suo privilegio era quello di festeggiare pubblicamente il trionfo in battaglia. Il Senato aveva il compito di decretare gli onori alla generale vincitore e dare avvio alle cerimonie, che per giorni interi si svolgevano a Roma. Il trionfo era aperto da un sontuoso corteo, che, che partendo dal campo Marzio e costa costeggiando il circo Flaminio, attraversava la via Sacra per concludersi al tempio di Giove Optimus maximus. Nelle strade gremite di folla rumorosa e giunta da ogni parte, sfilavano lunghe colonne di soldati che esibivano gli oggetti del bottino e gli stendardi su cui erano raffigurati i luoghi di battaglia. Poi venivano i prigionieri catturati durante la campagna militare, seguiti da littori con il loro fasci onorati da prendere da loro, simbolo del successo. Solo a questo punto, accolto dalle alte grida di giubilo della folla, compariva il carro del vincitore, trainata da cavalli bianchi. Il trionfatore, che rappresentava Giove, indossava una toga scarlatta e il suo capo era cinto d'alloro, mentre il volto era dipinto di rosso. Nella destra stringeva uno scettro, sormontato dall'aquila di Roma, simbolo dell'imperium, mentre dietro di lui uno schiavo teneva sospesa sul suo capo una corona d'oro (sussurrandogli però contemporaneamente all'orecchio: "ricordati che sei un uomo"). Seguivano i legionari che avevano combattuto con lui, a loro era consentito inneggiare al comandante rivolgendogli anche parole di divertita presa in giro. I festeggiamenti proseguivano con rappresentazioni fastose sia al circo sia teatro. Famosi gladiatori si sfidavano nell'arena, mentre sui vari palcoscenici disseminati per la città andavano in scena drammi e commedia; un sistema di tendaggi ricopriva la via Sacra, riparando il pubblico dal sole e dalla pioggia; lunghe tavole erano in imbandite perché tutti potessero saziarsi. Lo storico Svetonio racconta che a Roma, in queste circostanze, accorreva una tale quantità di persone che molti dormivano sotto tende provvisorie o direttamente in strade e che "più volte nella calca qualcuno finì schiacciato". Per giorni si susseguivano combattimenti all'ultimo sangue tra i vari prigionieri. In particolari occasioni il campo Marzio veniva allagato in modo da creare uno stagno artificiale sul quale le navi si affrontavano come in una vera battaglia. Alla fine veniva spartito il bottino. In particolare, l'oro conquistato nelle razzie compiute dai soldati veniva fuso in monete e distribuito tra i veterani e i poveri.

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