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I Romani e le elezioni


Quando si avvicinava il periodo delle elezioni, che di solito si tenevano nel mese di luglio, il Senato nominava un magistrato con la funzione di presidente della commissione elettorale. Chi desiderava candidarsi alle varie magistrature dichiarava la propria intenzione (= professio) a tale magistrato che provvedeva ad iscriverlo in apposite liste dopo aver controllato che esso fosse in possesso di tutti i requisiti richiesti dalla legge. Quindi il Senato, almeno un mese prima, rendeva nota la data dei comizi elettorali dopo che gli àuguri, tratti gli auspici avevano individuato il giorno più fausto.
Si apriva allora campagna elettorale. In questa fase, i candidati avevano l’obbligo di indossare una toga candida da cui è derivato il termine “candidato” e per questo era molto facile riconoscerli. I candidati, per farsi propaganda ed illustrare la bontà del proprio programma, frequentavano assiduamente i luoghi pubblici come il Fòro, proprio come succede oggi. In questi giri di propaganda, il candidato era accompagnato da un “nomenclator”, cioè da uno schiavo molto intelligente e fisionomista che aveva il compito di ricordargli il nome delle persone che aveva incontrato. Nelle tornate elettorali, esso era anche aiutato da altre persone – schiavi, amici, clienti – che facevano propaganda sia verbale che scritte, tramite volantini od iscrizioni varie direttamente sui muri.
Arrivato il giorno prescelto, iniziavano i comizi. Tale termine deriva da com + ire, cioè andare insieme). A Roma esistevano tre tipi di comizi: i comizi curiati, i comizi centuriati ed i comizi tributi. I comizi curiati in latino “comitia curiata”) erano composti dai soli patrizi divisi in trenta curie; col tempo essi persero importanza e il loro ruolo diventò solo quello di ratificare le scelte operate dagli altri due comizi. I Comizi centuriati (in latino “Comitia centuriata”) erano le assemblee dei cittadini divisi a seconda della ricchezza posseduta (= il censo); le 193 centurie in , cui erano divise, comprendevano soprattutto aristocratici e cavalieri ed avevano il compito di eleggere i magistrati più importanti, cioè i pretori, i censori e i consoli. Erano le assemblea di tutti i cittadini (I Comizi tributi (in latino “Comitia tributa”), inizialmente dei soli plebei, divisi in 35 tribù. Eleggevano i magistrati minori, cioè i questori, gli edili ed i tribuni della plebe. Ogni Comizio aveva il proprio luogo per riunirsi: sul Campidoglio i Comizi curiati, nel Campo Marzio i Comizui centuriati i Comizi centuriati e nel Fòro i comizi tributi.
In occasione delle elezioni venivano eretti dei recinti di legno entro i quali si riunivano gli elettori per votare divisi per centurie o tribù. Con Cesare tali recinti furono costruiti in muratura, chiamati “Saepta Iulia”. Al momento dell’ingresso, ad ogni elettore veniva consegnata una tavoletta (=tabella) su cui veniva scritta la preferenza. Ovviamente, risultavano eletti coloro che avevano riportato il maggior numero di voti. A conclusione della giornata elettorale, il presidente dell’assemblea elettorale provvedeva a proclamare solennemente gli eletti con la cerimonia della “renuntiatio”. Tuttavia i magistrati designati entravano in carica col primo gennaio successivo.
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