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Roma - Riforma delle provincie


Alla medesima violenza e determinazione nella conquista, senza reali motivi (non può essere giustificata dalla paura), si assiste in quella Grecia che Quinzio Flaminino aveva liberato dal giogo macedone, a Corinto: A Roma viene ora inventato (nel 242 a.C.) il praetor peregrinus per amministrare i casi di conflitto tra abitanti delle provincie e i cittadini romani; dopo che si è reso conto di qual è la situazione in provincia, il governatore pubblica un edictum praetorium affinché la legge di Roma sia in vigore tra suoi provinciali: egli è veicolo di legislazione romana in ambito provinciale. Un altro primario compito del governatore è quello di riscuotere le tasse, aiutato dai quaestores, coloro che affiancano il governatore e controllano che tutto venga fatto legalmente; tuttavia, Roma non ha un apparato per la riscossione delle imposte e dunque la affida ai pubblicani (nuovi individui, affaristi delegati da Roma a riscuotere le tasse nelle provinciae), che diverranno odiatissimi dai provinciali perché cercano in tutti i modi di fregare sia il governo che i sudditi.
Le provinciae restano aree che creano problemi politici, morali e sociali a Roma: infatti esse sono gestite da magistrati usciti di carica che, rispetto agli altri magistrati (che non hanno compiti in provincia), acquistano più fama e ricchezze; lontani dall’Italia, i governatori hanno a disposizione un altro anno di consolato o di pretorato e la possibilità di allargare la provincia (come farà Cesare in Gallia). Nelle provinciae, oltre alla presenza fissa di un esercito, guidato ogni anno da un governatore diverso, si è soliti schierare legioni, domare sommosse, fare nuove campagne e, in generale, trattare le persone che abitano in provincia come sudditi, non cives (la cittadinanza dà all’individuo un senso della propria identità: essere civis significa essere un uomo libero, che decide, eleggendo nelle assemblee, cosa e chi votare) o membri di un paese alleato con Roma (cittadini di altre città che, pur seguendo certe regole, possono sempre ribellarsi); con l’estensione del governo provinciale, mentre Roma conquista vastissime aree, soprattutto dopo la Seconda Guerra Punica, la giovane classe dirigente romana si trova ad elaborare un modo di procedere nei confronti della conquista molto diverso da com’erano abituati a fare i loro patres, un modo violento, perché vengono amministrati dei sudditi, inevitabilmente qualificati in negativo: infatti essi, oltre ad essere sottomessi (attraverso la presenza dell’esercito), devono pagare un tributo diversamente dai cives romani o latini (ciò che producono non è totalmente loro, in quanto viene portato via, tutto o in parte, dal dominus romano).
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