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Roma antica - Origini


Plinio il Vecchio (zio di Plinio il Giovane ) racconta del culto di Giove Laziale, officiato tutti gli anni da alcune comunità di cui riporta i nomi arcaici: tra queste cita i Veientes, abitanti della Velia e i Querquetulenses, del Campidoglio. Il fatto che su di uno stesso colle (o su più colli) ci fossero villaggi che si autodefinivano con un nome e che andavano ogni anno, in quanto latini, ad Albalonga , indica un insediamento per villaggi sparsi e senza nessun tipo di unificazione politica: questa è la fase più antica di insediamento su quei colli in cui, successivamente, si svilupperà Roma. Altri storici parlano di un’altra antichissima cerimonia religiosa da cui possiamo desumere i caratteri dell’insediamento di questi popoli sui colli romani e in generale su tutto il Lazio, il cosiddetto Saeptimontium/Septimontium. A seconda di come si chiamasse effettivamente (con o senza il dittongo ae) possiamo comprenderne il significato: in un caso esso si riferiva alle mura rudimentali costruite attorno ai colli per difenderne gli abitanti, nell’altro farebbe più semplicemente riferimento ai sette colli di Roma. Questa cerimonia mostra come alcuni popoli sparsi, che vivevano divisi e si facevano spesso guerra, fossero unificati dalla celebrazione contemporanea di un culto a Giove; i siti in cui tale cerimonia si sarebbe svolta erano le due cime del Palatino, la Velia e le tre dell’Esquilino. Ma il problema delle origini non va confuso con quello della formazione: sebbene gli storici antichi tentino di razionalizzare il processo molto lento di formazione della città, i documenti archeologici permettono di scandirla attraverso una fase pre-urbana, una proto-urbana ed infine quella urbana. Le fonti letterarie sull’origine di Roma sono molto tarde ed inventano favole e miti che tentano di sistemare e razionalizzare il processo fondativo ; le principali fonti in questo caso sono Dionigi di Alicarnasso, Tito Livio e Diodoro Siculo . Essi scrivono in età augustea (tra Cesare ed Augusto) e ciò significa che, pur facendo risalire la formazione della città alla prime testimonianze archeologiche che mostrano un insediamento sui colli (VIII secolo a.C.), questi storici scrivevano a 7-8 secoli di distanza. Livio cita autori appartenenti alla Prima Annalistica: considerati i primi storici di Roma, questi adottarono un impianto annalistico (ma non scrissero Annales) e scrissero in greco. Fra gli autori della Prima Annalistica Livio annovera Fabio Pittore e Cincio Alimento ; questa produzione si diffuse alla fine del III secolo a.C. per mano di uomini politici che presero parte sia alla prima che alla seconda Guerra punica. Essa fu scritta in greco per difendere l’operato bellico di Roma (a ridosso del conflitto con Cartagine) dalle accuse che storici greci come Sosilo di Sparta lanciavano dall’accampamento di Annibale . Inoltre, essi si rivolgevano a coloro che leggevano e scrivevano in greco perché questa era la lingua della cultura dell’epoca, mentre il latino letterario si stava formando molto lentamente . Livio menziona anche la Seconda Annalistica (prodotta nel I secolo a.C.), i cui autori vissero un’età di conflitti tra partiti diversi e di conseguenza la loro fu un’opera letteraria molto caratterizzata ideologicamente, tanto impregnata di politica che le informazioni vanno prese con estrema attenzione perché possono essere false.
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